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Quando Salvini incitava i sindaci: "Ribellatevi..."

  • 01:46

Roma, 3 gen. (askanews) - Quando Matteo Salvini invitava i sindaci alla ribellione: era l'ottobre del 2016:

"Invitiamo sindaci e cittadini a ribellarsi, pacificamente ma a ribellarsi, la misura è colma".

Salvini, allora leader della Lega, parlava a un presidio contro gli immigrati a Milano, davanti alla caserma Montello che attendeva un centinaio di profughi.

Ma il ministro dell'Interno aveva incitato i sindaci alla rivolta anche in altre occasioni: lo ricorda su Facebook il primo cittadino di Palermo Leoluca Orlando, con tanto di foto dell'epoca in cui Salvini lo consigliava come rimedio alle nozze gay.

Oggi invece i sindaci ribelli contro il decreto sicurezza non piacciono al ministro dell'Interno, che parlava così questa mattina dalle piste di sci di Bormio: "Nel 2019 avremo ancora più rigore, è tornato il tempo in cui le regole si rispettano: se qualche sindaco non è d'accordo si dimetta. Dimettiti Orlando!"

Fra i sindaci ribelli anche De Magistris a Napoli, Pizzarotti a Parma, Nardella a Firenze oltre a una serie di città minori. Ma si è unito anche il milanese Beppe Sala che invita il ministro dell'Interno ad ascoltare e rivedere la legge. Per Leoluca Orlando, il decreto sicurezza è disumano e crimonogeno: "toglie ogni residuo di comprensione nei confronti del dramma dei migranti ma anche crimonogeno perché trasforma in illegale la posizione legale di chi ha il permesso di soggiorno ottenuto per ragioni umanitarie e che non viene riconfermato perché non esiste più la protezione umanitaria".

Cosa rischiano i sindaci ribelli? Potrebbe essere loro contestato l'abuso d'ufficio; ma soprattutto la disobbedienza, il contenzioso conseguente, potrebbero portare il decreto sicurezza fin davanti alla Corte Costituzionale.

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