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FANTAFINANZA

Il valore del Bitcoin dieci anni dopo: non solo speculazione e blockchain

di Pierangelo Soldavini

L'anno scorso era sulla bocca di tutti nel pieno di un'ondata speculativa che l'avrebbe portato a breve fino a 20mila dollari, oggi vale meno della metà, oscillando da mesi tra 6 e 7mila dollari.
Anche per questo di bitcoin oggi si parla un po' meno, anche se è arrivato al decimo anniversario di nascita. In realtà il primo blocco della blockchain ha visto la luce nel gennaio 2009. Ma la base è stata posta il 31 ottobre 2008 quando il misterioso Satoshi Nakamoto ha messo in rete il paper che fissava i criteri di funzionamento di “un sistema di pagamento elettronico p2p”. Era passato poco più di un mese dal fallimento di Lehman Brothers.

Non era un caso: bitcoin era la prima applicazione di un sistema che prometteva di non avere più bisogno delle banche, di soggetti terzi che intermediassero le transazioni. Quello che Satoshi aveva inventato era un sistema per trasferire valore attraverso il digitale, senza rischio di duplicazione. E lo faceva con la blockchain, un registro distribuito tra tutti i partecipanti, in modo che tutti potessero essere a conoscenza delle transazioni.

Ha funzionato? Senz'altro come sistema di pagamento ha mostrato tutti i suoi limiti essendo per sua natura molto macchinoso, lento e alla fine costoso. Ha funzionato come trasferimento, ma quasi solo per quelle economie che non avevano sistemi bancari solidi, anche a causa della sua altissima volatilità. Per alcuni rappresenta una sorta di oro digitale e in effetti il valore si è mantenuto nel tempo. Basti pensare che la prima quotazione non arrivava a 10 cent, oggi vale 6.400 dollari. Intanto le criptovalute sono proliferate, oggi sono più di 2000, molte destinate a sparire, alcune con una funzionalità ben precisa

Lo sgonfiamento dell'ondata speculativa ha permesso alla fine di riportare il focus sulla blockchain, tecnologia alla base del criptomondo. Un sistema che permette appunto di trasferire il valore senza alcun bisogno di intermediari. A oggi le applicazioni sono per il 60% destinate al mondo finanziario, ai pagamenti ma anche a semplificare altri processi interni. Quando si parla di valore non si intende soltanto il denaro, ma anche le case, i diamanti, le merci in generale o le materie prime dell'industria alimentare.

Sempre più la blockchain sta entrando infatti nelle filiere industriali per garantire la trasparenza e la sicurezza delle forniture di ogni singolo prodotto. Per il made in Italy è una certificazione sempre più necessaria. Allo stesso tempo la blockchain promette di trasformare l'economia di nuovo, all'insegna della disintermediazione di quello che internet ha da poco disintemediato.

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