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Libia, Erdogan a gamba tesa tra i giri di valzer diplomatici

Milano, 8 gen. (askanews) - La partita mediorientale si fa sempre più grossa ed estesa mentre i venti di guerra soffiano dal Mediterraneo sino al Golfo. La giornata, aperta dai missili iraniani sulle basi Usa prosegue con complicati intrecci diplomatici sulla Libia, proprio mentre la Turchia ha inviato un primo contingente di 35 soldati a sostegno del governo di al-Sarraj.

Il valzer di incontri iniziato martedì in Turchia, continua tra il Cairo, Bruxelles e Istanbul dove Erdogan incontra l'omologo russo Vladimir Putin. La Russia e la Turchia sono alleati in Siria, ma divisi in Libia, a dimostrazione ancora una volta di quanto sia complessa la geopolitica mediorientale. Mosca ha sempre professato equidistanza, ma Erdogan l'accusa di sostegno al generale Khalifa Haftar e ha denunciato la presenza sul terreno di circa 2.500 russi del gruppo Wagner, un corpo paramilitare non riconosciuto ufficialmente ma particolarmente efficace in Siria.

E mentre a Bruxelles Serraj incontrava l'Alto rappresentante Ue per la politica estera, Josep Borrell, il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ed il presidente del Parlamento europeo David Sassoli, Haftar a Roma vedeva il presidente del consiglio Giuseppe Conte.

La partita è cruciale per l'Italia, dove è in corso una polemica politica molto forte sul destino di Tripoli. Il ministro degli Esteri Luigi di Maio - in Egitto con i ministri degli Esteri di Francia, Germania, Gran Bretagna, Cipro e Grecia - afferma che l'Unione Europea non può restare immobile e non può mostrarsi divisa. Di Maio nega che in sede europea si sia parlato di riattivare Sophia, l'operazione lanciata nel 2015 volta al contrasto dei flussi migratori irregolari lungo il Mediterraneo centrale, e per far rispettare l'embargo sulle armi in Libia decretato dall Onu nel 2011. Piuttosto, dice il ministro, bisogna far rispettare un embargo complessivo via terra, via aerea e via mare nel Mediterraneo. E fermare ogni interferenza esterna in Libia.

Intanto dalle colonne della Stampa prende la parola l'ex ministro dell'Interno Marco Minniti: "Potremmo presto trovarci in una condizione in cui il Mediterraneo orientale e centrale, ovvero casa nostra, diventa l'epicentro di una crisi dove si giocano i destini di sicurezza del mondo intero" dice l'ex inquilino del Viminale. "In questo mondo a-polare, dove ci sono grandi protagonisti come gli Usa, la Russia, la Cina, la Turchia, se l'Europa si mostra ripiegata sui suoi piccoli interessi, è finita".

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