Mondo
Cuba: la denuncia: “Se aspettiamo gli americani? Non credo a nessuno, la politica è sempre sporca”
(LaPresse) “Qual è il problema più grande di Cuba in questo momento? Il cibo”. Corrado va dritto al punto per descrivere all’inviato a Cuba di LaPresse la situazione in cui versa oggi Cuba, esausta per via del decennale embargo statunitense e dalla più recente stretta petrolifera applicata sempre dagli USA all’isola:
“Come stiamo adesso? Male, molto male, non c’è nulla ed è tutto molto costoso”, denuncia l’uomo, ex nazionale di pugilato negli anni 1987-1989, oggi costretto su una sedia in casa, con la gamba sinistra amputata a seguito di una ferita curata male e con metà corpo colpito da una paralisi. A prendersi cura di lui, da solo e senza l’aiuto dello Stato, è il fratello infermiere, Miguel. Miguel spiega che il sistema di distribuzione dei beni di prima necessità che il governo cubano ha messo su sin dall’inizio del periodo castrista è ormai al collasso. Le ‘bodegas’ alle quali a inizio mese la popolazione si rivolge per ritirare i prodotti previsti dalle proprie ‘libretas’ stentano a consegnare la merce, diminuendo drasticamente le dosi o, addirittura, saltando la consegna per uno o più mesi:
“La ‘libreta’? La ‘libreta’ non esiste più, ormai devo comprare tutto all’esterno e lì è tutto carissimo”, denuncia l’infermiere, che racconta come ormai per acquistare cibo e altri beni necessari sono costretti a rivolgersi alle ‘mipymes’, le piccole o medie imprese anche di iniziativa privata che il governo, negli ultimi anni, ha liberalizzato all’interno di una politica di tiepida apertura alle logiche del mercato libero:
“Sono molto più care - commenta però Miguel – un pacchetto di riso costa 700 pesos e io da infermiere ne guadagnoo 11mila (20 dollari, ndr)”.
“Perché Cuba sta in queste condizioni? Dicono che il problema sia il ‘bloqueo’, siamo sotto embargo da 60 anni”, risponde l’uomo, sottolineando però come le cose stiano peggiorando negli ultimi mesi, a seguito del blocco petrolifero: “Prima non stavamo bene, ma stavamo meglio di adesso”. Discorso simile sul piano politico interno: “Con Fidel andava tutto più o meno meglio di adesso”, ma dopo la fine del suo governo e di quello del fratello Raul che ha lasciato la guida a Miguel Diaz-Canel “subito è andato tutto peggio, molto peggio”. “La soluzione? Che torni il petrolio a Cuba”, risponde senza esitazioni Corrado. Miguel, invece, è più sconfortato: “Se spero nell’arrivo degli americani? Non credo più né a chi sta qui, né a chi sta là. È tutto uno scherzo: quelli con questi, questi con quelli”. Per lui non c’è più tempo per concedersi il lusso della politica: “A me della politica non interessa, perché so che la politica è sporca, di qualsiasi governo si parli”.
DIEGO LAUDATO, INVIATO A CUBA