Madrid, 12 feb. (askanews) - Alla Corte Suprema di Madrid si apre il processo contro dodici leader indipendentisti catalani accusati di ribellione, sedizione e malversazione, con pene massime che potrebbero arrivare fino a 25 anni di carcere: è il culmine di quella "via giudiziaria" che il governo dell'ex premier Mariano Rajoy ha scelto come strumento di auspicata normalizzazione.

Alla sbarra si trovano l'ex vicepresidente regionale Oriol Junqueras, per il quale è stata chiesta la pena più dura, 25 anni; è lui il principale imputato data l'assenza dell'ex presidente catalano Carles Puigdemont, in esilio in Belgio.

Rischiano tra i 16 e i 17 anni gli ex ministri (Raul Romeva, Josep Rull, Jordi Turull, Meritxell Borràs, Dolors Bassa, Carles Mundò, Joaquim Forn e Santi Vila), come anche l'ex presidente del Parlamento regionale, Carme Forcadell e i due leader delle associazioni indipendentiste Jordi Sanchez e Jordi Cuixart.

Per il premier socialista Pedro Sanchez, la situazione è tutt'altro che semplice: per finire la legislatura il suo governo ha bisogno dei voti dei partiti indipendentisti e nazionalisti baschi e catalani, ma il suo è un governo di minoranza che non è in grado di permettersi concessioni nei confronti della Generalitat, pena l'attacco di una destra trasversale (e di una parte degli stessi socialisti) che ha fatto domenica le prove generali con la manifestazione di Madrid.

Intanto nella notte attivisti catalani hanno incendiato dei pneumatici per bloccare l'autostrada tra Girona e Barcellona, in segno di protesta.