La corsa dell’Italia al welfare aziendale. Banche e tlc tra le più “virtuose”
di Manuela Brambati
Secondo un recente studio quasi il 60% delle aziende nell'Europa Occidentale non ha ancora pianificato una strategia in tema di benessere e salute per i propri dipendenti. Per. Federico Isenburg, fondatore e ceo di Easy Welfare, “il mercato del welfare aziendale è in una fase di grande crescita. Storicamente l'Italia ha avuto un percorso di welfare significativo come i casi di Eni ed Olivetti, anche se con modalità diverse. Negli ultimi anni si è passati – anche grazie alle ultime leggi di stabilità - da un welfare aziendale più reale a una soluzione più tecnologica che consente di erogare forme di benefit ai dipendenti in modo pratica e fruibile”. Quali sono le categorie più “sensibili” nel campo del welfare? “I bancari sono stati sicuramente un traino. Ma il mercato– ha spiegato Isenburg –ormai è molto trasversale perché regolato dal testo unico del reddito: negli ultimi anni inoltre sono partiti infatti diversi settori che hanno inserito il welfare aziendale nei contratti di primo livello, come la meccanica e le tlc”. Per quanto riguarda infine la posizione del nuovo esecutivo M5S-Lega in tema di lavoro e welfare, l'ad precisa che “con questo nuovo governo c'era una preoccupazione che qualcosa potesse cambiare, ma finora abbiamo riscontrato un totale allineamento agli intendimenti e alla comprensione del tema del welfare”.