Cultura

Teatro Stabile di Torino: "Produzione e internazionalizzazione"

Torino, 29 mag. (askanews) - Una stagione, la settantunesima, all'insegna della produzioni, delle collaborazioni e dello sguardo rivolto anche al mondo. Il Teatro Stabile di Torino ha presentato il proprio 2026-27 che parte da una parola chiave: "Elisir", intesa come racconto del potere del teatro di trasformare questo tempo in gioco, stupore, ironia. "Portiamo 94 titoli tra quello che faremo in sede e quello che faremo in tournée - ha detto ad askanews Alessandro Bianchi, presidente della Fondazione Teatro Stabile di Torino - e di questo ci tengo a dire 21 tra produzione e coproduzione. Lo dico perché produrre per il teatro significa fare nuovo teatro, dare spazio ai drammaturghi, dare spazio ai nuovi registi e a nuovi attori. Il teatro ha bisogno, così come tutta la cultura, di produrre, altrimenti continua a ripetersi. L'altro lato molto importante di questa stagione è l'internazionalizzazione: noi abbiamo tournée che girano tutto il mondo: ne cito soltanto una, il monologo di Matthias Martelli su Dario Fo, che ci consentirà di andare dal Sud America alla Cina e in ottimi teatri europei". A guidare il progetto produttivo'è il nucleo artistico del teatro che ora, accanto al direttore artistico Valerio Binasco e al direttore artistico junior Diego Pleuteri, vede la presenza anche di Leonardo Lidi come vicedirettore artistico. A loro si affiancano Anna Cremonini, direttrice artistica di Torinodanza, con Kriszta Székely e Silvia Gribaudi nel ruolo di artiste associate. E anche l'immagine guida scelta per "Elisir" esprime un modo di pensare il teatro. "Cosa vuol dire travestirsi? - ha aggiunto il presidente - Vuol dire non solo l'artista che sale sul palco e cambia il proprio aspetto, ma anche in un teatro di ricerca lo spettatore che entra in un modo ed esce in un altro, cioè più ricco, perché no, anche più responsabile rispetto a quello che succede nel mondo". E proprio la posizione dell'idea di teatro nel mondo è il punto da cui, in fondo, tutto parte. "Abbiamo dato per morto il teatro molte volte - ha concluso Bianchi -: quando è nato il cinema, quando sono nate le piattaforme, in parte quando c'è stato il Covid, ma in realtà noi andiamo controtendenza. Il teatro vivrà probabilmente per sempre, la dimostrazione sono i numeri 172mila biglietti venduti nell'ultima nostra stagione, la settantesima". Oltre alla programmazione per il palcoscenico, la stagione si articola poi in una proposta di attività e iniziative sul filone della sostenibilità, dell'accessibilità e della partecipazione del pubblico.
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