Italia

AI, mercato a 1,8 miliardi: imprese e Parlamento a confronto

Roma, 28 set. (askanews) - Il mercato italiano dell'intelligenza artificiale ha raggiunto nel 2025 un valore di 1,8 miliardi di euro, in crescita del 50% sul 2024, secondo l'Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano. Nello stesso anno, rileva l'Istat, il 16,4% delle imprese con almeno 10 addetti utilizza almeno una tecnologia di AI, il doppio rispetto al 2024. Da questi numeri parte il convegno "Intelligenza artificiale e trasformazione digitale delle imprese", nella Sala del Refettorio della Camera dei Deputati, organizzato da Pilat & Partners. Ad aprire i lavori i saluti istituzionali dell'On. Massimo Milani, Segretario della VIII Commissione (Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici). Nella sessione centrale, con dimostrazioni dal vivo di soluzioni sviluppate in Italia, Ettore Perri, CTO e co-founder di Desme Digital, presenta DeDi, un chatbot neuro-simbolico che rende verificabile il ragionamento dietro ogni risposta ed il contenitore che raccoglie risorse eterogenee e le collega e le rende consultabili definito Transmedia Library: "In domini sensibili come la giurisprudenza o la medicina è necessario poter dire: ti ho dato questa risposta perché c'era questo dato, questo programma è stato utilizzato per tirare fuori questa informazione". Per Michele Busia, CEO di Proffi, la sfida delle regole è anche culturale: "L'unica problematica che vedo nell'AI Act è che se spaventiamo gli imprenditori dicendo che se fai questo ti multo, se fai quello ti multo, in una società già restia all'innovazione, il rischio è che non la utilizzino affatto". Andrea Bodei, CEO di Infra AI e technical leader del progetto europeo Vantage, sottolinea il ruolo degli obblighi normativi: "Chi non è obbligato, solitamente non considera la cybersecurity una grande preoccupazione, finché non ha un problema reale. Ma fino a quel momento, se nessuno ti obbliga, lo vedono come una spesa in più". Pino Lazzara, founder di Isabel.it, propone investimenti pubblici in data center nazionali e spiega il tema della sovranità dei dati: "Se devo fare la scansione per un ente pubblico di un documento di amministrazione trasparente e devo capire se sto pubblicando dati sensibili che non dovrei pubblicare, l'intelligenza artificiale mi può supportare. Ma come faccio a mandare all'estero il dato per farlo analizzare da un'AI estera che mi dice che è un dato sensibile e quindi non lo devo mandare all'estero?". Pasquale Borriello, CEO di Arkage, individua il freno principale nell'organizzazione più che nel budget: "Le figure apicali delle aziende spingono per l'adozione. Ma le figure più operative, dai middle manager in su, fanno resistenza ad adottare lo strumento anche quando il top manager gli dice tieni, questa è la licenza, te la pago io". Matteo Ingrosso, CEO di IngroLab, propone di affiancare agli incentivi per i macchinari strumenti dedicati alla formazione: "Il legislatore deve puntare ad aumentare le competenze dell'imprenditore, e non solo quelle tecniche". Michel Sainville, consulente Fractional CMO, richiama l'attenzione sui giovani professionisti: "Perché un'azienda dovrebbe investire quattro anni per formare una persona quando prende uno già formato, gli mette sotto l'AI e gli fa produrre tutto quello che serve?". Intervengono anche Andrea Orlandini, Presidente dell'Associazione Italiana per l'Intelligenza Artificiale (AIxIA), e Gianni Lattanzio, Segretario Generale dell'Istituto per la Cooperazione con i Paesi Esteri. I lavori si chiudono con un dibattito aperto tra relatori, parlamentari e pubblico.
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