Il parco archeologico, protetto da un uliveto secolare, domina il golfo di Squillace. Il sito guarda alla costa ionica e sorge nel punto più stretto di tutta la penisola italiana, la via istmica che unisce Catanzaro e Lamezia Terme.
Le rovine meglio conservate sono quelle della colonia romana fondata nel 123 avanti Cristo, Minervia Scolacium. Ma la leggenda narra che sia stato Ulisse, dopo la guerra di Troia, a costruire un centro abitato in seguito a un naufragio. I greci, già dal VI secolo avanti Cristo avevano costruito su questa collina un presidio militare per controllare il fiorente traffico marittimo della Magna Grecia. L'abitato prese il nome di Skylletion. Le testimonianze architettoniche arrivano fino al XII secolo, quando i Normanni avviarono la costruzione di una maestosa basilica rimasta incompiuta.
Greci, bruzi, romani, bizantini, saraceni e normanni hanno impresso i segni della propria storia e della propria cultura: nel Parco archeologico di Scolacium sono ancora ben visibili strade lastricate, resti di acquedotti, mausolei, templi e un impianto termale. Un vero capolavoro che sfrutta il pendio naturale della collina è il teatro greco: un'immensa struttura da 3.500 posti, a due passi dal foro. Più a monte, la collina sta restituendo un'altra testimonianza romana: l'anfiteatro che richiamava per giochi e spettacoli fino a 17mila persone dalle altre colonie.
Dal 2007 a oggi quasi 7 milioni di euro sono stati stanziati attraverso i fondi strutturali europei per rendere godibile dal pubblico il parco archeologico. Il finanziamento più importante, 1 milione e 800 mila euro, ha riguardato gli scavi dell'anfiteatro, il sistema di illuminazione e alcune mostre di arte contemporanea. Ma le aeree di intervento finanziate dalla politica di coesione sono molte e riguardano tanto la conservazione dei resti quanto la fruizione dell'area, scrigno della storia millenaria della cultura europea. (Si ringrazia il Polo Museale della Calabria per la gentile concessione delle immagini)
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