Tecnologia

Femtolaser e cristallini, l'hi-tech per dire addio agli occhiali

Palermo, 22 dic. (askanews) - La cataratta, cioé l'opacizzazione del cristallino, la lente che abbiamo all'interno del nostro occhio, è un disturbo che interessa il 90% della popolazione oltre i 75 anni ed è l'operazione chirurgica più eseguita in Italia, con circa 600mila interventi l'anno e nel mondo con 5 milioni.

Comporta un decadimento fisiologico della vista che una volta portava a esiti invalidanti, oggi, invece, grazie alle moderne tecnologie laser a femtosecondi si può risolvere in breve tempo con un intervento chirurgico in anestesia locale per l'impianto di un cristallino artificiale e in grado, tra l'altro, di correggere contemporaneamente anche tutti gli altri difetti della vista: miopia, ipermetropia, astigmatismo e addirittura presbiopia, restituendo al paziente una vista più che perfetta, come ha spiegato Antonino Cuttitta, responsabile del servizio di oftalmologia della Clinica Andros di Palermo.

"Il laser ha una Tac, una tomografia che legge l'anatomia dell'occhio; legge la cornea, il cristallino e tutte le distanze. Una volta che sul laser è stato impostato il programma di quello che il chirurgo ha scelto di fare, il laser in pochissimo tempo apre la capsula, divide il cristalllino in 2, 3 o 4 parti e, soprattutto, lo frammenta, lo ammorbidisce. Poi il paziente passa nelle mani del chirurgo che deve aspirare il cristallino, frammentarlo e inserire il cristallino artificiale. È importante chiarire che la tecnologia del laser a femtosecondi non sostituisce l'intervento di cataratta in toto ma esegue solo una metà dell'intervento, estremamente delicata, in modo assolutamente preciso e standardizzato, con una precisione che nessuno chirurgo può fare".

Un femtosecondo è pari a un milionesimo di miliardesimo di secondo. Basta questo per capire la precisione della nuova tecnologia che non dà effetti collaterali e riduce al minimo i rischi per il paziente che abbia, comunque, le caratteristiche fisiologiche per potersi sottoporre all'intervento, migliorando le proprie aspettative di vita senza più avere la schiavitù degli occhiali.

"È anche però corretto dare un messaggio - ha concluso Cuttitta - non è un intervento che va fatto quando non si ha la cataratta solo per togliere gli occhiali, perché è sempre un intervento invasivo. Fermo il concetto che se ho una cataratta prima o poi nella vita mi dovrò operare, il buonsenso ci dice che se ho un inizio di cataratta, anche se mi consente un buon visus, questa tecnologia mi consente di poter anticipare l'intervento, in modo da poter risolvere il difetto refrattivo".

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