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Covid-19, Parisi: servivano interventi drastici primi di ottobre

Roma, (askanews) - La seconda ondata di Coronavirus è arrivata bruscamente. La crescita dei casi di Covid-19 a ottobre è definita ormai esponenziale, quasi un raddoppio da una settimana all'altra. Sulla possibilità di prevedere cosa sarebbe accaduto e sulle misure adottate askanews ha interpellato Giorgio Parisi, fisico di fama mondiale e presidente dell'Accademia dei Lincei.

"L'aumento a ottobre ci ha lasciato tutti colpiti. Sinceramente non mi aspettavo questo grande aumento a ottobre e la cosa tragica è che nessuno è in grado di dire perché a ottobre siamo andati al raddoppio e perché a settembre invece la situazione registrava un aumento molto modesto. Ovviamente - osserva il prof. Parisi - ci sono tanti possibili colpevoli: il calo della temperatura, l'aumento del traffico, dei mezzi pubblici. Ma nessuno è in grado di dire esattamente quale è stata la causa. E non sapendolo ora, era impossibile prevederlo prima. Bisognava intervenire in maniera drastica i primi di ottobre, quando era chiarissimo che il comportamento cambiava e servivano provvedimenti decisi che servivano a fare la preparazione. La possibilità che ci fosse un aumento della pandemia dopo l'estate era aspettata da tutti".

Il coronavirus ha rappresentato una nuova sfida per la scienza che, sottolinea Parisi, sta dando un contributo fondamentale. "Le sfide per la scienza arrivano sempre. La scienza è stata utilissima in questa pandemia che finora ha fatto circa 1,1 milioni di morti, ma se la pandemia non fosse stata arrestata in alcuni Paesi, come è accaduto in Cina, il numero di morti sarebbe potuto arrivare a decine di milioni".

E proprio il ruolo che la scienza sta giocando nella lotta al Coronavirus ha fatto emergere l'importanza di investire nella ricerca a cui l'Italia destina risorse insufficienti. Una tendenza che però potrebbe finalmente essere invertita.

"Spero proprio di sì. C'è un piano proposto da Ugo Amaldi e Luciano Majani di aumentare gli investimenti pubblici, utilizzando i fondi del Recovery Fund, di 1 miliardo l'anno per 5 anni e poi lasciare questi 5 miliardi in più così da arrivare a una spesa pubblica in ricerca vicina a quella della Francia anche se ancora lontana da quella della Germania. Questa proposta ha ricevuto l'appoggio del ministro dell'Università e ci sono state dichiarazioni positive da parte del presidente del consiglio Conte quindi possiamo sperare che qualcosa del genere avvenga in Italia".

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