L’Unesco e l’oro nero, il caso della maxi-raffineria Lamu
di Alberto Magnani
Il miliardario nigeriano Aliko Dangote ha rivoluzionato il mercato energetico africano con il lancio della sua maxi-raffineria di Lagos, un impianto che veleggia sui 700mila barili di greggio lavorati al giorno e si prepara a una quotazione record su diversi listini internazionali. Ora vuole replicare la scommessa già vinta in patria in Kenya, con un impianto da 17 miliardi di dollari a Lamu: l’antica città portuale araba e indiana sulla costa, sito Unesco e sede di uno degli scali più in crescita nel Paese e nelle rotte verso Golfo e Asia. L’ambizione dichiarata è di imbastire un maxi-corridoio panafricano dell’energia e affrancare l’Africa orientale dalla dipendenza dalle importazioni dal Golfo, colmando il vuoto di raffinerie attive in tutta la regione e generando un indotto da migliaia di occupati. Comunità locali, gruppi di avvocati e organizzazioni come Greenpeace stanno protestando contro il rischio di un trauma ambientale e sociale su un ecosistema fragilissimo, anche se c’è chi apre con riserva e chiede garanzie su tre fronti: lavoro, inquinamento e sopravvivenza di una storia lunga quasi un millennio. Dal nostro inviato a Lamu @alb_magnani