Salute
Quattro persone con lesione midollare completa tornano a camminare: le immagini
(LaPresse) Nuovo, eccezionale, risultato della ricerca italiana che punta a battere la paralisi con l'aiuto della tecnologia. Quattro persone con lesione midollare completa sono infatti tornate a camminare, grazie alla neurostimolazione controllata dal movimento del tronco. “Questo approccio ci permette di aiutare anche le persone con lesione completa, dando loro la possibilità di controllare in maniera volontaria il dispositivo, senza impianti corticali”. A dirlo a LaSalute di LaPresse è Silvestro Micera, guru della robotica e professore di Bioingegneria alla Scuola Superiore Sant’Anna, illustrando i risultati del nuovo studio del team del laboratorio Mine (Modular Implantable Neuroprostheses), nato dalla collaborazione tra Università Vita-Salute San Raffaele e Scuola Superiore Sant’Anna e pubblicato su ‘Med - Cell Press’. A guidare il gruppo di ricerca - insieme a Micera - è Pietro Mortini, direttore dell’Unità di Neurochirurgia e Radiochirurgia Gamma Knife dell’Irccs Ospedale San Raffaele e professore ordinario di Neurochirurgia all’Università Vita-Salute San Raffaele.
Protagonisti dello studio quattro giovani italiani - tre uomini e una donna sotto i 35 anni - con lesione midollare toracica cronica e funzionalmente completa, privi della capacità di contrarre volontariamente i muscoli degli arti inferiori. Tutti e quattro sono riusciti a mantenere la posizione eretta e a camminare con un deambulatore grazie a una nuova modalità di controllo della stimolazione elettrica epidurale del midollo spinale, senza assistenza manuale e senza sostegno del peso corporeo.
“Questa strategia ha permesso un controllo volontario del movimento”, chiarisce Micera. In che modo? “Basta un'inclinazione del tronco”, dice Micera. Un piccolo movimento volontario, in grado di modificare la risposta alla stimolazione e si favorire il passaggio dall’estensione della gamba, necessaria per sostenere il peso corporeo, alla flessione coordinata di anca, ginocchio e caviglia necessaria per avanzare il passo. I partecipanti ora camminano con la stimolazione attiva e utilizzando un deambulatore, ma senza assistenza dei fisioterapisti o sistemi di sostegno del peso. “Non serve altro: la persona potrà utilizzare il neurostimolatore per sempre”, assicura lo scienziato.
Al centro dello studio un generatore di impulsi collegato a 32 elettrodi posizionati nello spazio epidurale del midollo spinale. Si tratta dello stesso neurostimolare usato dal team in un lavoro del 2023, quando fu impiantato dal team guidato da Mortini. Questa volta tutti e quattro i volontari hanno completato il test dei 10 metri e quello dei 6 minuti. Tre sono riusciti a camminare per più di 10 minuti di seguito e uno ha percorso oltre 132 metri in 42 minuti.
La stimolazione elettrica epidurale del midollo spinale è una delle strategie più promettenti per favorire il recupero di alcune funzioni motorie nelle persone con lesione midollare. La novità è che i ricercatori del Mine hanno scoperto che questo passaggio può essere innescato dal paziente stesso attraverso una lieve estensione volontaria del tronco - in media di circa 9 gradi - senza modificare le impostazioni dello stimolatore. L’ipotesi alla base di questa strategia è che il movimento del busto modifichi temporaneamente i rapporti anatomici tra le strutture nervose e gli elettrodi, variando così l’effetto della stimolazione. La strategia è stata valutata nei primi quattro partecipanti allo studio, tutti con lesione midollare traumatica cronica tra T4 e T7, classificata AIS A o B e funzionalmente completa dal punto di vista motorio. Dunque senza alcuna capacità di contrarre volontariamente i muscoli degli arti inferiori.
Dopo l’impianto di uno stimolatore midollare - un device già disponibile in commercio - e quattro mesi di riabilitazione intensiva, tutti e quattro sono riusciti a mantenere la posizione eretta e a camminare con un deambulatore, senza assistenza manuale né sistemi di sostegno del peso corporeo. Il punteggio WISCI II, utilizzato per valutare la capacità di cammino nelle persone con lesione midollare, è passato per tutti da 0 a 9 e i quattro sono riusciti a camminare anche affrontando curve, pendenze e superfici esterne irregolari. Tre partecipanti hanno inoltre raggiunto la capacità di mantenere la posizione eretta sostenendosi con una sola mano, utilizzando l’altra per semplici attività quotidiane. I volontari hanno seguito un training quotidiano e progressivo, guidato dai fisioterapisti, per imparare a utilizzare in modo sempre più efficace la stimolazione in piedi e durante il cammino. Dagli esercizi di controllo del tronco e di attivazione degli arti inferiori con neurostimolazione si è passati gradualmente alla stazione eretta, al trasferimento del peso e infine al cammino con deambulatore.
“L’integrazione della stimolazione midollare con un percorso riabilitativo innovativo, intensivo, progressivo e individualizzato, finalizzato a trasformare le risposte motorie evocate dalla stimolazione in capacità funzionali: dalla stazione eretta alle attività della vita quotidiana in piedi, fino al cammino”, spiega il dottor Sandro Iannaccone, primario dell’Unità di Riabilitazione Disturbi Neurologici Cognitivi-Motori dell’Irccs Ospedale San Raffaele, a capo del team di fisioterapisti del Mine Lab del San Raffaele. “Non stiamo parlando di un recupero della capacità di contrarre volontariamente i muscoli delle gambe, che è rimasta assente in tutti e quattro i partecipanti. Abbiamo invece trovato un modo per utilizzare una funzione volontaria preservata, il movimento del tronco, per controllare gli effetti della stimolazione e consentire alla persona di partecipare attivamente alla costruzione del passo”, sottolinea Pietro Mortini.
Non sono stati osservati eventi avversi nel corso dello studio, finanziato da Università Vita-Salute San Raffaele, Boston Scientific Spa, Fondazione Cariplo, Fondazione Bertarelli, NextGenerationEU e ministero dell’Università e della Ricerca. “Il corpo stesso - nota Silvestro Micera - diventa parte dell’interfaccia di controllo. Non abbiamo bisogno di decodificare un segnale cerebrale o di aggiungere sensori esterni: sfruttiamo l’interazione tra un movimento residuo volontario, la biomeccanica del corpo e la stimolazione del sistema nervoso per generare il comando necessario al passo. È un principio semplice, ma proprio questo potrebbe renderlo particolarmente interessante. Certo, non si tratta di una soluzione tecnologica che va bene per tutti. Ma la buona notizia è che siamo riusciti a dare una risposta anche a chi ha una paralisi completa".
Il protocollo di arruolamento per questa sperimentazione clinica avanzata si è concluso. Le persone interessate a valutare la possibilità di accedere a questo tipo di trattamento possono prenotare una visita con gli specialisti dell’Unità di Neurochirurgia del San Raffaele, che valuteranno, sulla base delle caratteristiche cliniche individuali, l’eventuale candidabilità all’intervento.La ricerca per battere la paralisi, comunque, non si ferma: "Andremo avanti in varie direzioni, affrontando anche la combinazione con gli esoscheletri”, conclude Micera.