Salute

Farmaci anti-obesità aiutano a mantenere la perdita di peso

(LaPresse) Le persone affette da obesità che, dopo una terapia con incretine iniettabili alla massima dose, sono passate a orforglipron o a una dose più bassa di tirzepatide hanno mantenuto la perdita di peso a lungo termine. Eli Lilly ha annunciato i risultati dei due studi di fase avanzata Surmont-Maintain e Attain-Mantain in occasione del Congresso europeo sull’obesità in corso a Istanbul. Gli studi sull’obesità I due trial, pubblicati rispettivamente su The Lancet e Nature Medicine, “spostano il focus dalla perdita di peso iniziale alla durabilità e ai benefici cardiometabolici da lungo termine”, evidenzia Paolo Sbraccia, ordinario di Medicina interna a Tor Vergata e direttore della Uoc di Medicina interna e del Centro per la cura dell’obesità del Policlinico Tor Vergata. Un cambio di prospettiva importante che “riflette la complessità clinica dell’obesità: una patologia cronica che richiede un trattamento continuativo nel tempo”, aggiunge l’esperto. I dati sono chiari: sia con tirzepatide che con orforglipron la perdita di peso viene mantenuta senza recupero significativo. “Attain-Maintain, in particolare, supporta una continuità dei risultati in termini di efficacia nel passaggio da iniettivo a orale e, pur senza implicare un’equivalenza diretta tra le due formulazioni, avvalora l’ipotesi di una continuità terapeutica”, conclude Sbraccia. Nello studio Surmount-Maintain, sia tirzepatide MTD (dose massima tollerata, ndr) che tirzepatide 5mg hanno raggiunto l’endpoint primario e tutti gli endpoint secondari chiave, dimostrando il mantenimento della perdita di peso dopo 60 settimane di trattamento iniziale con tirzepatide MTD. L’endpoint primario era dimostrare che la continuazione del trattamento con tirzepatide, sia a una dose ridotta di 5 mg che alla MTD, fosse superiore al placebo in termini di variazione percentuale del peso corporeo alla settimana 112. Alla settimana 112 i pazienti che hanno continuato il trattamento con tirzepatide MTD hanno mantenuto tutta la perdita di peso precedente, mentre la riduzione della dose a 5 mg ha permesso di mantenere in media tutta la perdita di peso, con uno scostamento medio di 5,6 kg. Gli altri benefici: il contrasto al food noise Durante il congresso di Istanbul sono stati presentati anche altri studi che evidenziano i benefici di questi farmaci oltre la perdita di peso, come l’analisi Attain-1-Pro che ha affrontato il problema del food noise. Un neologismo che “indica un pensiero intrusivo legato al cibo presente nel paziente affetto da obesità”, spiega Uberto Pagotto, direttore Unità operativa di Endocrinologia e prevenzione e cura del diabete al Policlinico Sant’Orsola di Bologna. “È una condizione mentale che determina un handicap nel comportamento alimentare del paziente. Avevamo intuito che i farmaci ad azione Glp-1 agonista erano in grado non solo di ridurre la fame e aumentare il senso di sazietà, ma anche di cambiare l’atteggiamento del paziente nei confronti del cibo”, aggiunge lo specialista. “Abbiamo quindi incominciato a studiare gli effetti di orforglipron in tal senso ed è emerso che contribuisce a eradicare l’ossessione legata al cibo. Questo studio – conclude Pagotto – rappresenta una novità importante: adesso abbiamo maggior cognizione delle possibilità di trattamento della malattia cronica”.
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