Farmaci biosimilari: preservare il modello italiano tra concorrenza, sostenibilità e accesso alle cure
di Ernesto Diffidenti
Sono trascorsi dieci anni dall’approvazione della Legge 232/2016 che ha introdotto un modello che nel tempo si è affermato come riferimento a livello europeo, favorendo l’accesso ai farmaci biosimilari, la libertà prescrittiva del medico e la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. Oggi questo modello è messo sotto pressione da gare orientate al massimo risparmio e una concentrazione dei volumi sul primo aggiudicatario. Temi affrontati nel corso di un confronto promosso a Roma dall’Italian Biosimilars Group (IBG) di Egualia. Per la coordinatrice IBG, Francesca Romana Ramundo, “è necessario avviare un dialogo tra Parlamento, Industria, Aifa e Conferenza delle Regioni al fine di individuare una piattaforma comune e condivisa per fa fronte alle criticità attuali, anche per mezzo dell’attuale revisione del Testo Unico della farmaceutica”.