Genova, 24 mag. (askanews) - La Procura di Genova aprirà due inchieste sugli scontri di giovedì tra antifascisti e forze dell'ordine durante il comizio di CasaPound.

La prima per il pestaggio da parte della polizia del giornalista di Repubblica, Stefano Origone. Le ipotesi di reato, a carico di ignoti, sono lesioni aggravate dall'uso dell'arma, cioè il manganello e dalla gravità delle lesioni, fra cui la rottura di due dita e una costola. Dell'identificazione del gruppo di poliziotti che ha picchiato il giornalista si occuperà la Squadra Mobile.

Il secondo fascicolo riguarda invece i manifestanti che si sono scontrati con le forze dell'ordine, per resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento e lancio di oggetti pericolosi.

Le polemiche sono roventi, mentre il sindaco di Genova protesta: non potevo negare la piazza a Casapound, chi mi accusa di difendere i fascisti si dovrebbe vergognare, vuol dire che non conosce la legge".

"Se un partito è nelle liste elettorali non gli si può negare un comizio. non si può dire di no, è illegale, il sindaco non può farlo".

Il sindaco nega poi che ci siano stati lacrimogeni in piazza: "non esageriamo, sono tirate per la giacchetta che non sopporto. Non è tollerabile attaccare la polizia e questo lo dirò chiaro e tondo".

Molto più conciliante il governatore della regione Giovanni Toti di Forza Italia che si è recato a trovare il cronista di Repubblica in ospedale,

"È evidente che è stato un episodio di quelli che non devono accadere. Chi lavora come voi sa che si corrono dei rischi ma questo era un rischio imponderabile. Qualcosa non ha funzionato, ma qui mi fermo".

E Toti ribadisce, di Casapound non condivido nulla ma al momento è un partito legale:

"Credo che quel corteo abbia fatto soprattutto la felicità di Casapound che voleva contestare, non credo si possa nel nome di un presunto antifascismo devastare una città".