Sono almeno in cinquemila: riacesi, rifugiati, sindacalisti, sigle varie della sinistra e gruppi arrivati in pullman da ogni parte d'Italia. Non si sono limitati a post e tweet, questa volta, sono arrivati a Riace. E al grido di “Riace non si arresta”, “Lucano libero”, hanno sfilato nel borgo dell'accoglienza. Il sindaco Mimmo Lucano è agli arresti domiciliari per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, matrimoni di comodo e fraudolento affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti. Il prefetto lo ha sospeso dalle sue funzioni. Gran parte dell'impianto accusatorio è stato smontato dal Gip Domenico Di Croce, ma rimontato dal procuratore di Locri Luigi D'Alessio con altri reati. Presentato il ricorso al Tribunale del riesame.Quella idea visionaria di comunità, aperta, etica, rigenerata, multietnica con cui Lucano ha dato nuova vita a un borgo abbandonato, ha conquistato negli anni tantissimi sostenitori. Non solo Papa Francesco, che in passato ha rivolto al sindaco parole di ammirazione e gratitudine, ma politici da tutta Europa che hanno guardato al suo progetto di accoglienza e integrazione come a un modello. E po intellettuali, gente dello spettacolo, persone comuni. Ieri molti di loro erano a Riace e hanno chiuso il corteo sotto casa di Mimmo Lucano, che, commosso, ha salutato a pugno chiuso dalla finestra. Affacciato al piano terra, l'anziano padre. Il coordinatore della marcia della pace Perugia-Assisi Flavio Lotti in testa al corteo ha proposto di candidare il modello Riace per il Nobel della pace.