Italia

Renzi prende atto del tracollo e medita le dimissioni

di Emilia Patta

Il peso della scissione, che non premia gli ex compagni di Leu - Un Pd sotto il 20 per cento è un risultato al di là delle peggiori previsioni, e in queste ore lo stesso segretario Matteo Renzi sta meditando le dimissioni, che potrebbero arrivare breve, dopo la proclamazione dei dati ufficiali. Nelle prime riflessioni con i suoi l'ex premier si dice “più preoccupato per l'Italia che per il Pd”. Intanto la linea in vista delle prossime consultazioni per la formazione del governo è fissata da subito con le parole del capogruppo uscente alla Camera e padre del Rosatellum, Ettore Rosato: Noi siamo alternativi al Pd, se hanno i numeri governano, noi stiamo all'opposizione». Un Pd così debole in effetti non può permettersi di fare il portatore d'acqua a un governo guidato da una personalità del centrodestra né tanto meno, anche senza più Renzi alla guida, a un governo pentastellato. Certamente il Pd, oltre agli errori del suo leader, sconta un'intera legislatura al governo con una parte del centrodestra. Ma sconta anche una scissione a sinistra che forse si poteva evitare e di cui portano la responsabilità in parti eguali sia Renzi sia i leader che se ne sono andati. Anche la nuova formazione promossa dagli scissionisti Bersani e D'Alema - Liberi e uguali - si attesta non a caso su un risultato mediocre: secondo le proiezioni della notte tra il 3 e il 4% quando la soglia di sbarramento è al 3%. E' la conferma di un dato storico: le scissioni a sinistra non premiano i promotori della scissione e danneggiano molto l'immagine del partito “madre”.
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