Roma, (askanews) - "Io ho intenzione di andare a votare. L'intenzione c'è, ma poi?", dice una signora. "È importante perché è buono, finalmente forse gli autobus cominceranno a funzionare", si augura un'altra utente.

Domenica 11 novembre i romani sono chiamati alle urne (dalle 8 alle 20) per esprimere il loro parere tramite un referendum consultivo su Atac, l'azienda del trasporto pubblico locale partecipata al 100% dal Comune di Roma e con 1,4 miliardi di debiti. I romani sono esasperati da continui ritardi e bus vecchi in media di 12 anni, 29 dei quali andati a fuoco nel solo 2018.

"Sì è giusto, siamo arrivati a un punto di stallo, forse abbiamo davvero toccato il fondo".

"Fanno sempre ritardo, si aspettano tanto", si lamenta questa signora.

"I referendum sono sempre utili, si tocca il polso della gente. Il guaio è che non gliene frega mai niente a nessuno dei referendum, a questa politica non gliene importa nulla dei referendum".

La consultazione è stata lanciata dal Comitato "Mobilitiamo Roma" promosso dai Radicali Italiani, che chiede di votare "sì", per mettere a gara il servizio anche a gestori privati. Contrario il Movimento cinque stelle, che attualmente guida la città.

"Ancora devo decidere", ammetta questa signora.

"Voterò sì, perché secondo me c'è necessità di dare a dei privati la possibilità di gestire questo servizio, dato che l'Atac non è riuscita farlo come i cittadini si aspettavano, quindi è un'opportunità per i cittadini e tutti dovrebbero andare a votare anche se nessuno lo sa e questo è un peccato", dice questo giovane.

"Voto no, voto no perché l'Atac va risistemata. Se vince il sì, i lavoratori dell'Atac devono aspettarsi soltanto lacrime e sangue. Ripulire l'Atac, perché va ripulita, anche senza anestesia, ma salvaguardando il ruolo di una grande struttura pubblica", avverte questo signore.