Roma, (askanews) - "Stamattina sono partito presto, non potevo più aspettare a Riace, mi sono preparato le mie cose e sono andato in giro per la Calabria".

Ha dovuto lasciare Riace Mimmo Lucano, il sindaco "esiliato" dopo la decisione del tribunale del Riesame che gli ha revocato gli arresti domiciliari ma imposto il divieto di dimora.

Ma, intervistato a Marina di Caulonia, in provincia di Reggio Calabria, Lucano fa capire che non si arrende e soprattutto che il suo modello di accoglienza dei migranti deve e andrà avanti.

"La comunità multietnica di Riace deve continuare a avere la speranza che tutto si possa risolvere, presto vorremmo riaprire le botteghe dell'artigianato, le fattorie didattiche, il frantoio oleario, verranno tanti turisti... Ogni volta bisogna ricominciare e bisogna avere un piccolo sogno, una speranza, per andare avanti".

Riace non ha bisogno di aiuti, sostiene. "Tornare alle origini significa intanto affrancarci dai contributi dello Stato e dimostrare che è possibile andare avanti lavorando".

"Questo teorema secondo cui i rifugiati vengono e ti portano via il lavoro, ti portano malattie, problemi di ordine pubblico e sconvolgono gli equilibri nelle comunità locali con la loro religione, ecco a Riace è completamente l'opposto".