Caso De Palo, due nuove denunce per far riaprire le indagini sulla scomparsa della giornalista 38 anni fa in Libano
Quanto può sopravvivere la speranza? Anche una vita intera, se è la speranza di avere giustizia o almeno un corpo su cui pregare.
“Noi chiediamo che almeno ci dicano dov'è sepolta mia figlia”. Da 38 anni, Renata Capotorti aspetta di conoscere il destino di sua figlia, Graziella De Palo, giovane freelance romana sparita a Beirut il 2 settembre 1980, mentre lavorava col compagno e collega Italo Toni ad inchieste sul traffico di armi. E ora, a 95 anni, continua ad essere lei in famiglia la più convinta paladina della necessità di presentare due nuove denunce alla Procura di Roma, per provare a far riaprire il caso. “Elementi recenti - elenca il figlio Giancarlo - indicherebbero infatti responsabilità italiane dietro i delitti. Dalla confusione mediorientale, il sospetto che emerge è che quel duplice omicidio possa essere stato una sorta di favore reso al nostro Paese - spiega - da parte dell'Olp”.
La storia di Graziella De Palo e Italo Toni si incrocia con quella di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, l'inviata del Tg3 e il suo cameraman uccisi in Somalia 14 anni dopo. Ora le loro storie giudiziarie si sfiorano in un certo senso nelle aule giudiziarie di Roma. Da un lato, due nuove denunce per far riaprire il caso De Palo; dall'altra, per il delitto di Ilaria Alpi il gip di Roma ha ordinato ai pm di convocare una fonte confidenziale del Sisde e due cittadini somali, che in un'intercettazione dicevano: “sono stati gli italiani”. Ma se intorno al caso Alpo da sempre c'è stata una grande attenzione, sia giudiziaria che mediatica, sulla scomparsa di Graziella De Palo per anni è come caduto l'oblio: “siamo stati ignorati, solo ora dopo 38 anni siamo stati ricevuti per la prima volta dai vertici dello Stato”, sospira Renata Capotorti.
I destini incrociati di queste due giornaliste, nelle Storiacce, nel prossimo numero di IL, maschile del Sole24ore, in edicola dal 31 agosto. Video di Felice Florio.