Roma, (askanews) - E' caos nel Pd in vista delle primarie per la segreteria previste il 3 marzo 2019. Marco Minniti si tira fuori dalla corsa, lasciando campo libero a Nicola Zingaretti, Maurizio Martina e agli altri candidati. Dopo le voci, è arrivata la conferma da parte dell'ex ministro dell'Interno che in un'intervista a Repubblica ha spiegato la retromarcia a soli 18 giorni dalla candidatura. Si era proposto, dice per "unire il più possibile il partito e rafforzarlo per costruire un'alternativa al governo nazionalpopulista". "Ma con il rischio che nessuno dei candidati raggiunga il 51 per cento" e di fronte "al rischio che il congresso laceri ulteriormente il Pd", cosa che sottolinea, "sarebbe un disastro", si ritira per "il bene del partito", "con grande sofferenza, ma con altrettanto senso di responsabilità", a costo di deludere molti.

La decisione sarebbe maturata proprio per lo spettro di una scissione imminente, mai smentita con forza da Matteo Renzi. L'ex segretario, insistono voci di corridoio, starebbe lavorando a un suo partito già in vista delle europee di maggio. Secondo Dagospia, il primo appuntamento pubblico del nuovo progetto potrebbe essere il 16 dicembre a Roma, quando Sandro Gozi, renziano fedelissimo, lancerà la sua "rivoluzione liberale".

L'ex premier su Facebook però ha smentito di avere a che fare con questo incontro e ha precisato: "Chiedetemi tutto ma non di fare il piccolo burattinaio al congresso del Pd". "Chi vincerà avrà il mio rispetto" ha scritto, non smentendo di voler dar vita ad un nuovo soggetto. Aggiungendo, anzi: "Da mesi non mi preoccupo della Ditta Pd: mi preoccupo del Paese. Che è più importante anche del Pd".

Dal canto suo, Nicola Zingaretti, tra i favoriti alla segreteria, ha dichiarato che quella di Minniti è stata "una scelta coerente e responsabile" e si è detto pronto ad accoglierlo nel nuovo gruppo dirigente.