Roma, (askanews) - Smettere di fumare è spesso una mission impossible, troppo forte la dipendenza che si crea nel fumatore. Eppure possono esserci dei sistemi alternativi alla sigaretta tradizionale. La comunità scientifica, insieme anche alla ricerca di alcuni produttori di tabacco, ha da qualche tempo individuato dei prodotti che possono dare al fumatore lo stesso piacere riducendo i rischi: le sigarette elettroniche e l' I-qos sviluppato e commercializzato dalla Philip Morris. Se ne è parlato nel corso di un convegno scientifico che ha riunito, alla Royal Society di Londra, esponenti della comunità scientifica, medica e regolatoria a livello internazionale.

Al dottor Riccardo Polosa, direttore dell'istituto di medicina interna e di immunologia clinica dell'università di Catania, uno dei massimi esperti italiani del settore, abbiamo chiesto un parere su questi prodotti.

"Nel loro evolversi e diversificarsi diventeranno sempre più sicuri e maneggevoli e accettati dal pubblico e dal mercato. Soprattutto vedranno un'evoluzione non solo in termini di smoking sensation, ma anche di applicativo nell'industria farmaceutica".

L' I-qos è, in particolare, un prodotto che non brucia tabacco, ma lo riscalda a basse temperature: è un prodotto relativamente recente, sul quale abbiamo chiesto un parere al professor Neal Benowitz, ordinario di medicina e bioingegneria all'univesrità di San Francisco.

"Potenzialmente può liberare nicotina sensza avere i problemi derivanti dal riscaldamento dei liquidi della sigarette elettronica, quindi in teopria potrebb'essere più salutare. Non sappiamo ancora molto sul profilo tossico, ma è importante continuare con la ricerca per capire quali siano i livelli vari di tossicità. E' importante il rilascio di nicotina, che serve ai tabagisti per consentirgli di smettere".

Ma come far accedere il consumatore, ovvero il fumatore, a questi prodotti? E' un problema che investe anche la politica, ecco cose ne pensa Kostantinos Farsalinos, ricercatore al dipartimento di farmacologia all'università di Patrasso.

"Il buon senso dice che si dovrebbe fare in modo di rendere le sigarette tradizionali più difficili da trovare, meno accessibili e più care, e bisognerebbe insegnare ai fumatori che è preferibile usare le alternative al tabacco".

E quindi il problema è anche di regole condivise, a livello internazionale e nazionale, ed investe il legislatore. Sentiamo cosa ci dice Tim Phillips, avvocato e direttore di Ec intelligence, con una specifica esperienza in questo settore.

"Devono essere di ampie vedute e cercare il massimo di informazioni sulla materia: sulle abitudini dei consumatori, su come reagiscono... C'è un elemento di comprensione perchè l'evoluzione del settore non è necessariamente legata a quanto accaduto finora per il tabacco. Si tratta di prodotti che col tabacco tradizionale non hanno niente a che vedere. E' una categoria di prodotto che quindi deve essere trattata diversamente".