Roma (askanews) - Lunedì 12 novembre 2018, 15esimo anniversario della strage di Nassiriya in Iraq in cui, a causa di un attentato kamikaze, morirono 19 italiani tra carabinieri, soldati e civili, il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, accompagnata dal Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Enzo Vecciarelli e dai vertici delle Forze Armate, ha deposto una corona d'alloro all'Altare della Patria e una corona al Monumento ai Caduti del Parco Schuster.

Un momento di raccoglimento, ma anche occasione per salutare i tanti familiari dei Caduti in questa "giornata della memoria" istituita dal Parlamento con la legge 162 del 2009 in concomitanza dell anniversario del tragico attentato di Nassiriya.

"Oggi è il momento del ricordo e del dolore, oggi siamo qui per dire ai nostri Caduti che non li abbiamo dimenticati - ha detto il ministro - per dire che il loro sacrificio non è stato vano, ma soprattutto per dire che non abbiamo dimenticato il motivo per cui hanno pagato un prezzo così alto". Parole pronunciate dal ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, al termine della messa in suffragio dei Caduti militari e civili nelle missioni internazionali per la pace, celebrata dall Ordinario Militare per l Italia, Mons. Santo Marcianò nella Basilica di S. Maria in Ara Coeli. Una Basilica gremita di familiari, cittadini, autorità civili e militari, tutti stretti intorno al ricordo dei Caduti. Ad accompagnare la messa, durante la quale è stato letto il messaggio del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, un coro interforze.

Caduti la cui memoria, come ha ribadito Trenta, "non appartiene solo alle Forze armate, né alle Istituzioni, né ad una parte politica, ma è patrimonio prezioso e indivisibile dell intera collettività".

"È importante anche sottolineare, in questa giornata, che al fianco e insieme ai Caduti militari ricordiamo anche numerosi altri italiani che hanno contribuito alla costruzione della pace e che hanno sostenuto gli sforzi delle nostre missioni in qualità e nel ruolo di operatori di organizzazioni internazionali, volontari, lavoratori di agenzie private, rappresentanti del mondo dell'informazione. Non esistono e non dovranno mai esistere vittime di serie A e di serie B" ha concluso il ministro Trenta che ha esteso il suo ringraziamento anche "nei confronti dei tanti, feriti durante le missioni, che portano su di loro i segni indelebili di quei momenti", ha spiegato il ministro.

"Oggi non esiste frontiera che possa arginare le moderne e subdole forme di terrorismo, che oltre a portare lutti e violenza in tante parti del mondo, tentano di minare il nostro fondamentale bisogno di sicurezza, di sconvolgere la nostra quotidianità, di insinuare dubbi e incertezze sul nostro futuro".

Per questa ragione l'Italia, con più di 6.000 militari tra uomini e donne, impegnati in 38 missioni in 24 Paesi, è parte attiva dell impegno della comunità internazionale a sostegno della sicurezza e della stabilità nelle aree più martoriate del mondo.