Gli estremi restano invariati rispetto agli anni scorsi: al vertice c'è la Campania, alla base la Valle d'Aosta. Ma lo stop ai tributi locali – raccontati in questa videoanimazione che prende spunto da un pezzo di Dario Aquaro - non ha comunque fermato i rincari, che - pur contenuti - nel 2017 si registrano in dodici Regioni. Dal blocco sono infatti escluse alcune imposte, come la Tari, e più in generale i Comuni che deliberano il predissesto o dissesto finanziario.
Nel 2017 gli aumenti più rilevanti sono stati in quattro Regioni: Puglia (3,2%), Sardegna (2,1%), Calabria (1,9%) e Abruzzo (1%). In Emilia-Romagna invece c'è stato un calo dell'8,6%
Tra la famiglia campana e quella valdostana corre ancora una differenza di quasi mille euro di prelievo fiscale: da una parte 2.144, dall'altra 1.160 euro. E anche a voler evitare un confronto tra Regioni a statuto diverso, prendendo quindi il valore dei tributi in Lombardia (1.400 euro) per una famiglia standard residente, il divario resta marcato.
L'analisi sull'incidenza del fisco locale riscrive così la geografia dell'Italia, con la lente rivolta al cumulo del prelievo regionale, provinciale e comunale. E fotografa diverse altre dicotomie, scavate tra imposte sul reddito (addizionali Irpef), sull'abitazione, sull'auto e sui consumi (dove previsto, per gas metano e benzina).
I numeri, rielaborati dal Sole 24 Ore del Lunedì, provengono dai report sulle «Economie regionali» della Banca d'Italia, in cui è ricostruito il prelievo 2017 su un nucleo familiare tipo, in riferimento ai Comuni capoluogo di provincia (si veda il grafico a lato). Prelievo che, nel complesso, si muove poco (-0,7% la media nazionale, a 1.670 euro).

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Sulle famiglie pesano 1.600 euro di tasse locali: record in Campania