Confini: la dolce morte tra religione e laicità

Fine vita ed eutanasia: Ue, Medio Oriente e Balcani

Il tema del suicidio è antico quanto l’uomo. Gli antichi filosofi stoici consideravano la scelta della propria morte come un atto di libertà razionale. Tommaso Moro nell’Utopia (1516) immagina uno Stato in cui i sacerdoti consigliano la morte volontaria ai malati incurabili. Francis Bacon nel 1605 introduce il termine euthanasia per indicare il compito del medico di rendere serena l’agonia. Ma è nel 1906 che per la prima volta un Parlamento affronta il tema. Oggi, come in passato, entrano in gioco argomenti etici e morali che toccano vari aspetti: a chi appartiene la vita umana? C’è un momento in cui la dignità umana è sopraffatta dal dolore e dalla malattia? Quanto in là si possono spingere le cure palliative? Ne discutono insieme al conduttore Simone Spetia e a Claudio Antonelli, vicedirettore di 24Ore NextMed, il giurista islamico Fabio Valerini, la professoressa Marsilia D’Amico, costituzionalista Università Milano ed esperta di bioetica e il professor Andrea Manazza, oncologo-palliativista, membro Consiglio superiore di bioetica. Un servizio di Giampaolo Musumeci spiega che cos’è il fine vita per il mondo islamico. Paolo Di Carlo intervista Athenagoras, vescovo di Terme, ausiliare della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia, il rabbino della comunità ebraica di Roma, Riccardo di Segni ed Ernesto Streit, responsabile dell’associazione Exit per la Svizzera Italiana.
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