Roma, 18 feb. (askanews) - Migliaia di volontari si sono mobilitati in Venezuela per portare nel Paese gli aiuti umanitari americani arrivati a Cucuta al confine con la Colombia, nonostante il blocco militare imposto da Nicolas Maduro che ha denunciato un'invasione americana camuffata, negando qualsiasi "emergenza umanitaria" e adducendo la colpa della mancanza di cibo e medicinali alle sanzioni imposte dagli Stati Uniti.

Il leader dell'opposizione e autoproclamatosi presidente ad interim, Juan Guaidò, davanti a 4.000 sostenitori in maglietta bianca e sciarpa verde a Caracas, ha detto: "C'è un intero Paese sceso in strada per dimostrare non solo che siamo la maggioranza, perché il mondo lo vede già, ma per mostrare che resteremo nelle strade fiché non vedremo porre fine all'usurpazione, al governo di transizione e avremo libere elezioni".

In una strada dissestata sono state montate tende in cui la gente si è messa in fila pazientemente per ricevere assistenza e cure mediche da dottori, studenti e volontari, dando la priorità ad anziani e bambini. "Voglio vedere il mio Paese e la gente del mio Paese andare avanti - racconta Veronica, studentessa di medicina e volontaria - voglio vedere migliorare la sanità che è in pessime condizioni, voglio vedere la gente riprendersi dalle malattie, è troppo tutto questo, ci sono troppe persone che muoiono per la mancanza di insulina, troppi malnutriti".

Moltissimi i volontari che hanno giurato fedeltà a Guaidò assistendo già migliaia di persone, prima della grande operazione in programma per il 23 febbraio, per portare in Venezuela aiuti da Colombia, Brasile e Stati Uniti, su cui, però, vige la massima segretezza soprattutto dopo l'annuncio di Maduro di aumentare i militari al confine con la Colombia. "Entreranno in ogni caso - ha promesso Guaidò - il Venezuela si prepara a una valanga di aiuti umanitari".