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Usa, in Michigan il dilemma degli elettori ebrei: El-Sayed o Trump?
Roma, 24 ott. (askanews) - E' una comunità vasta, che conta quasi 130.000 persone, tradizionalmente per almeno il 70% democratici: sono gli ebrei del Michigan, fra gli Stati più divisi e cruciali nelle prossime elezioni di metà mandato (midterm) del 3 novembre, in cui gli americani eleggeranno tutti i deputati della Camera e 33 senatori su 100. Ma anche se molti elettori ebrei qui detestano Trump e i repubblicani che lo appoggiano, quest'anno sono in difficoltà: il candidato democratico al Senato per il Michigan, Abdul El-Sayed, americano di origine egiziana, è molto critico con Israele, parla apertamente di genocidio a Gaza e in passato dopo un attacco terroristico contro una sinagoga locale nel marzo del 2026 si era espresso in modo ambiguo, scrivendo che "la gente ferita ferisce" e che "la violenza è un circolo". Così ad Ann Arbor, una città universitaria alla periferia occidentale di Detroit, molti si trovano nella situazione del rabbino Nadav Caine, simpatizzante democratico, che però stavolta non sa che fare: "Il dilemma per noi - spiega - è che il candidato al Senato del Michigan è una persona che, ne sono fermamente convinto e lo percepisco chiaramente, non ritiene che Israele abbia il diritto di esistere come Stato o come Stato ebraico, ed è una persona che alimenta l'idea che gli ebrei meritino l'antisemitismo di cui sono vittime; ritengo che, trattandosi di un personaggio pubblico, ciò metta gravemente a rischio la sicurezza degli ebrei". "Sono semplicemente molto combattuto - dice Caine - mi si chiede forse di votare per qualcuno che non sostengo, in cui non credo e che, a mio avviso, non ha alcuna intenzione di rappresentarmi? Io penso che Donald Trump, come pure Benjamin Netanyahu, credo che entrambi rappresentino una minaccia per la vera democrazia. Penso che siano entrambi figure autoritarie e noi ebrei sappiamo bene cosa succede quando le figure autoritarie prendono il potere". Il rivale repubblicano di El Sayed, Mike Rogers, ex agente dell'Fbi, bianco e trumpista, è quanto di più lontano da El Sayed, per molti ebrei del Michigan forse anche troppo. La pensa così ad esempio l'uomo d'affari Kirk Dornbush: "Dei due candidati al Senato nel Michigan, solo uno è stato vittima di discriminazione a causa della propria religione, e quello è Abdul. Anch'io sono stato vittima di discriminazione a causa della mia religione, e siccome sono ebreo, voterò per chi sa cosa significa subire discriminazioni a causa della religione, e vi assicuro che non si tratta di Mike Rogers". El-Sayed, cosciente dell'importanza del voto della minoranza ebraica nello stato, si è scusato per i suoi commenti sull'attacco alla sinagoga, affermando di essere stato frainteso, ma non ha convinto tutti. E anche se quelli che voteranno per i repubblicani restano una minoranza nella comunità ebraica del Michigan, il rischio maggiore per i democratici è che molti di quelli che in un'altra elezione avrebbero votato per loro, davanti a El-Sayed decidano di restare a casa. Un'astensione che peserebbe molto in uno stato dove il seggio conteso il 3 novembre era di un senatore democratico, Gary Peters, che ha deciso di non ricandidarsi. Perderlo sarebbe un passo indietro che complicherebbe di molto l'obiettivo dei democratici di riprendere il controllo del Senato a Washington.