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Usa, attentato alla democrazia: 4 morti nelle proteste pro-Trump

Washington, 7 gen. (askanews) - Quattro persone hanno perso la vita e oltre 50 sono state arrestate nel vero e proprio "assalto alla democrazia" andato in scena a Washington, negli Stati Uniti nella giornata del 6 gennaio 2021 quando alcune migliaia di sostenitori del presidente uscente, Donald Trump hanno letteralmente assediato il Campidoglio, sede del congresso americano, per protestare contro l'elezione di Joe Biden alla Casa Bianca e impedire, di fatto, la sua proclamazione come nuovo presidente degli Stati Uniti d'America.

Si è assistito a un assalto con le caratteristiche di un' insurrezione da parte di orde di fanatici repubblicani che si sono riversati in massa a Capitol Hill e sono riusciti addirittura a entrare nel Campidoglio, sobillati dalle parole dello stesso Trump che, come in una vera e propria "chiamata alle armi" ha continuato a parlare di presunti brogli, fomentando i suoi supporter via social con richieste di reazioni contro l'"usurpazione".

"Dopo questo, ci incammineremo e io sarò lì con voi. Andremo dovunque vogliate andare. Ma qui, credo che cammineremo proprio verso il Campidoglio. E acclameremo i nostri coraggiosi senatori, deputati e deputate. E probabilmente non acclameremo granché alcuni altri".

Parole che hanno innescato la miccia della ribellione. In poco tempo i sostenitori repubblicani hanno invaso la sede del Congresso con i deputati fatti evacuare in fretta e furia con indosso le maschere antigas, come previsto dal protocollo.

La sommossa ha richiesto l'intervento di polizia, Fbi e Guardia nazionale anche se ci sono state polemiche per l'intervento piuttosto blando delle forze dell'ordine, soprattutto nei primi attimi dell'assalto, con manifestanti che sono arrivati fin sugli scranni del Congresso, un atteggiamento molto diverso rispetto a quanto visto in estate nella repressione contro il movimento Black Lives Matter.

"Quello che vediamo è un piccolo numero di estremisti che si danno alla delinquenza. Non è dissenso. È disordine. È caos, si avvicina alla sedizione. E deve finire, ora. Chiedo a quest'orda di facinorosi di ritirarsi e consentire al lavoro della democrazia di andare avanti".

Gli animi si sono parzialmente calmati solo dopo che prima Joe Biden e poi lo stesso Trump, su esortazione dello stesso presidente eletto, hanno richiamato i manifestanti a rispettare i principi della Costituzione e porre fine all'irruzione.

I lavori al Congresso per la ratifica di Biden sono pian piano ripresi e tutte le obiezioni sono state respinte. Ora si sta valutando addirittura di ricorrere al 52esimo emendamento della Costituzione americana che prevede la rimozione forzata del presidente per esautoramento. Gli account sui social di Trump nel frattempo sono stati sospesi da Twitter, Facebook e Snapchat, a causa delle ripetute falsità che il presidente ha continuato a scrivere sul risultato delle elezioni di novembre.

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