Roma, (askanews) - Strade, autostrade e linea dell'alta velocità bloccate in Catalogna in occasione del primo anniversario del referendum sull'indipendenza della regione spagnola. "Tutto iniziò il 1 ottobre e tutto torna al 1 ottobre, quando abbiamo deciso insieme e democraticamente la nostra autodeterminazione, che è la cosa più grande che un popolo possa fare quando è libero", ha detto oggi il presidente della regione, Quim Torra, in una cerimonia in cui è stato issato un grande striscione che recita "Non dimenticare, non perdonare".

Centinaia di indipendentisti dei Comitati di Difesa della

Repubblica, alcuni col volto coperto, hanno bloccato i binari della stazione di Girona, 100 chilometri a Nord-Est di Barcellona, interrompendo la linea ad alta velocità che collega Figueres a Barcellona. Il traffico è stato poi ristabilito intorno alle 9.45, mentre sono state bloccate anche le principali strade a Barcellona e Lleida, così come le

autostrade A7, tra Barcellona e Valencia, e la A2, che collega la metropoli catalana a Madrid. I militanti hanno anche rimosso la bandiera spagnola dalla sede del governo regionale a Barcellona.

Le proteste sono state organizzate dai Comitati di Difesa della Repubblica, assemblee popolari di base diffuse su tutto il territorio della Catalogna per facilitare lo svolgimento del referendum dello scorso anno, vietato da Madrid, e

che ora chiedono la rottura con lo Stato spagnolo: "Un anno fa

abbiamo votato per l'indipendenza... agiamo", si legge

sull'account Twitter dell'organizzazione. Nel suo discorso, Torra ha elogiato le azioni degli attivisti, affermando che stavano "facendo bene a fare pressioni". Sabato scorso, Barcellona è stata teatro di disordini, con 24 persone ferite e altre sei arrestate, per gli scontri tra attivisti e polizia.

Il 1 ottobre dello scorso anno il governo catalano, allora

guidato da Carles Puigdemont, tenne un referendum sull'indipendenza, sebbene fosse stato dichiarato illegale dalla

magistratura spagnola. Le operazioni di voto furono segnate dalle violenze della polizia spagnola e della guardia civil

inviate da Madrid a reprimere le operazioni di voto: la giornata terminò con oltre 900 feriti fra i civili, e le immagini della resistenza pacifica dei votanti e delle cariche della polizia si seggi fecero il giro del mondo.

Secondo gli organizzatori della consultazione popolare,

2,3 milioni di elettori, su complessivi 5,5 milioni, presero

parte al voto e il 90% di loro votò "sì" a una repubblica

catalana indipendente. Dopo il referendum, il 27 ottobre del 2018 il governo catalano dichiarò unilateralmente l'indipendenza da Madrid che reagì sciogliendo il parlamento, rimuovendo l'esecutivo regionale e convocando nuove elezioni, in cui gli indipendentisti hanno conservato la maggioranza. Diversi leader catalani fuggirono all'estero, altri vennero arrestati. Complessivamente 13 leader catalani sono stati accusati di ribellione: nove di loro sono in carcere in Spagna da quasi un anno in attesa di giudizio, mentre altri quattro - fra cui lo stesso Puigdemont riparato a Bruxelles - si trovano in Belgio, Scozia e Svizzera. Diversi paesi europei hanno rifiutato la loro estradizione verso Madrid per i delitti di "sedizione" e "ribellione" per i quali rischiano fino a 30 anni di prigione.