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St. George, la città mormone cresciuta nel deserto rosso dello Utah
St. George, 30 ott. (askanews) - Lo Utah è lo Stato più identificabile con la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, nota storicamente come Chiesa mormone. Nel 2025 contava circa 2,21 milioni di membri nello Stato, mentre un'indagine statale del 2022 ne indicava il 47,7% come affiliato. Un'influenza che non si limita alla sfera religiosa, ma attraversa famiglia, scuola, economia e vita politica. Nel sud dello Utah, il paesaggio di canyon, rocce rosse e deserti convive con una colonizzazione religiosa molto recente. St. George fu fondata nel 1861, quando le autorità della Chiesa inviarono 309 famiglie nella cosiddetta "Cotton Mission", con l'obiettivo di rendere la comunità autosufficiente anche nella produzione di cotone. La città divenne sede della contea di Washington nel 1863 e nel 1877 fu dedicato il suo tempio, primo tempio mormone completato nello Utah occidentale. Oggi St. George è una città in forte crescita, attrattiva per clima, natura e turismo, ma il rapporto tra sviluppo economico e identità mormone resta evidente. La storia locale racconta una comunità costruita con lavoro volontario e sacrificio, poco attraente per chi non ne condivide valori e abitudini ma unica nel suo genere per certi versi, a partire dalla gratuità delle università per i residenti (in base al reddito, ndr). I rapporti con il Vaticano e con l'Italia sono un capitolo più recente. Nel 2019 il presidente della Chiesa Russell M. Nelson incontrò papa Francesco dopo l'inaugurazione del tempio mormone di Roma, il primo in Italia, pensato per circa 27 mila fedeli italiani. La Santa Sede aveva sostenuto il progetto, e le due Chiese collaborano su temi come libertà religiosa, lavoro umanitario e accoglienza dei rifugiati. Un dialogo cordiale, ma ovviamente non una convergenza dottrinale. Servizio di Cristina Giuliano Montaggio di Alessandra Franco immagini askanews