MORNING CALL

Perché il no deal con l'Europa, minacciato da Johnson, non piace né al Paese né al Parlamento

Il 12 dicembre i cittadini britannici andranno alle urne votando anche sul tema Brexit. Un tema che, essendo trasversale, ha creato ai due storici partiti non pochi problemi. All'interno del partito laburista, infatti, ci sono sostenitori e oppositori della Brexit. Per questo il partito puntava a un secondo referendum, per evitare un esito elettorale condizionato più da questo tema che dalle identitarie ideologie politiche. La commedia Brexit, d'altronde, nasce anche dalla difficoltà dei conservatori di posizionarsi sul tema. La gestione difficile della Brexit, poi, ha certamente creato un emorragia di voti a vantaggio del partito della Brexit. Ma quali sono i possibili scenari post voto? Se Johnson vincesse, potrebbe farlo in due modi: con maggioranza assoluta o con l'aiuto di altri. Immaginando una possibile allenaza, si potrebbe pensare ai Liberal Democrats, già stati alleati con i Conservatori in passato. Questi, però, sono europeisti. Non è facile, dunque, sapere che cosa succederà dopo il voto. Anche in caso di ampia vittoria, per esempio, il risultato non è scontato perché il no deal con L'Europa, tanto minacciato da Johnson, non piace né al Paese né al Parlamento. Ne parla Gianmarco Ottaviano, docente di Economia politica Cattedra Boroli di Studi Europei, Università Bocconi
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