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Partygate, Johnson si difende da attacchi Labour: non mi dimetto

Milano, 26 gen. (askanews) - Il primo ministro britannico Boris Johnson si è difeso con le unghie e con i denti oggi alla Camera dei Comuni, di fronte alle critiche dell'opposizione laburista. Il Regno Unito attende il rapporto investigativo dell'alta funzionaria di Whitehall Sue Gray sul Partygate, lo scandalo sulle feste tenute a Downing Street durante i vari lockdown anti Covid.

Johnson è accusato di aver mentito ed, esortato a farsi da parte durante il settimanale question time davanti ai deputati, il 57enne leader dei Tory ha rifiutato di commentare le indagini in corso. E ha respinto qualsiasi ipotesi di dimissioni, cercando di cambiare spesso argomento.

"Lasciamo il rapporto agli investigatori privati, quando lo riceverò farò esattamente ciò che ho detto. Ma io credo che i cittadini vogliano sentire cosa stiamo facendo per affrontare le questioni che contano per tutti noi, il costo della vita, e come aiutare le persone in tutto il paese"

"Qualunque cosa dica non cambierà i fatti, non è questo un primo ministro e un governo che non hanno mostrato altro che disprezzo per la decenza, l'onestà e il rispetto che distinguono questo paese?", ha replicato il leader laburista Keir Starmer che e lo ha pubblicamente esortato a lasciare ricordandogli che nel Regno Unito, il premier deve dimettersi se ha ingannato il parlamento.

Il riferimento è al fatto che Boris avebbe mentito ai deputati dicendo loro aver sempre rispettato le regole sanitarie e di non aver partecipato a nessuna festa.

Anche all'interno della maggioranza conservatrice di Boris Johnson, la rabbia cresce. Se finora è sfuggito a un voto di sfiducia, Boris Johnson resta in una posizione molto delicata.

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