Roma, (askanews) - Henry Sardarjan è il direttore della Facoltà di Governance e Politica all'Università MGIMO di Mosca, dove si formano i migliori diplomatici della Federazione Russa. A Roma per il varo del programma Double Degree con l'Università Luiss, ci spiega di cosa si tratta. E, da esperto di Italia, risponde ad alcune domande sulle relazioni tra il nostro Paese e la Russia.

"Grazie per l'invito innanzitutto. Abbiamo creato il programma Double Degree con l'Italia per la mia facoltà nel 2014, abbiamo programmi di Double Degree con le Università di Macerata, di Firenze, e siamo molto orgogliosi di potere annunciare il lancio quest'anno del Master Double Degree in Relazioni Internazionali con l'Università Luiss, che è una delle migliori università italiane. Parlando in generale di università italiane, da esperto di Italia posso dire perché le scegliamo. Per quanto riguarda la mia facoltà, l'obiettivo è avere almeno sei università partner in Italia. Ci sono due ragioni per la nostra scelta, una oggettiva e una soggettiva. Quella oggettiva è che l'istruzione italiana molto spesso è sottovalutata all'estero. Io ho studiato e lavorato in università all'estero per periodi considerevoli e posso assicurare che l'università italiana non solo non è da meno rispetto al sistema anglosassone, ma spesso è di livello e qualità di gran lunga superiori, anche del modello inglese. Quindi sappiamo che quando mandiamo qui i nostri studenti, poi li vedremo tornare altamente qualificati e con le competenze che servono per lavorare nelle strutture governative o nelle grandi corporation statali, ovvero le due principali aree per cui noi formiamo gli studenti. Per quanto riguarda gli studenti italiani che vengono a studiare a Mosca da noi, studiano il russo e diventano un ponte con il vostro bellissimo Paese. La parte soggettiva è che è molto facile lavorare con le università italiane, perchè sono molto flessibili, hanno la volontà di cooperare e c'è la consapevolezza di far parte di un'unica civiltà, gli studenti sono contenti di venire qui".

Lei è in Italia, il presidente del Consiglio Conte è a Mosca, in programma anche un incontro con il presidente Vlad Putin. Come è visto a Mosca il governo italiano che in Europa è sotto pressione per tante questioni, non ultima per l'atteggiamento di maggiore apertura nei confronti della Russia.

"Per la Russia è diverso, ci sono esperti di Italia o esponenti governativi che possono avere diverse opinioni, ma in generale in Russia c'è un certo consenso sul governo italiano: il vicepremier Matteo Salvini è molto conosciuto, anche nell'establishment politico russo. Salvini ha tenuto discorsi, alcune posizioni che ha preso sono molto vicine alla visione russa in politica estera, era così ancora prima di arrivare al governo: e qui va sottolineato che poi non ha cambiato le sue posizioni dopo essere diventato vicepremier. Quanto al Movimento 5 Stelle, è una forza politica che non era conosciuta tanto dall'élite politica russa, tuttavia buona parte dei punti del loro programma coincide con la nostra agenda di politica estera. Quindi il governo italiano dal punto di vista russo è molto promettente".

L'Italia cerca la sponda russa perla Libia, per riaffermare il proprio ruolo a fronte di una Francia molto, molto mobilitata.

"Credo che anche la questione libica sia uno dei dossier su cui ci può essere tra Russia e Italia una cooperazione molto proficua. La Russia era convinta dall'inizio che gli eventi in Libia, con lo spodestamento di Gheddafi avvenuto con modalità al di fuori di qualsiasi cornice legale, avrebbero potuto provocare una crisi politica con conseguenze anche sui Paesi europei. La posizione che l'Italia ha assunto dal punto di vista russo è molto positiva e credo personalmente che l'accordo fatto con la Libia per combattere l'immigrazione illegale è davvero ottimo, la prova che se si vuole davvero risolvere un problema c' sempre un modo per farlo, diverso da quanto hanno proposto per anni altri Paesi europei. Credo che Russia e Italia assieme possano collaborare in modo proficuo, possano mostrare che sia possibile stabilizzare la situazione, almeno stabilizzarla, in un'ottica regionale e anche, allargando lo sguardo, in un quadro di Medio Oriente allargato.