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Islamisti e rivolte etniche, non c'è fine ai conflitti in Africa

Roma, 4 giu. (askanews) - L'Africa continua a essere teatro di alcune delle guerre più complesse del mondo e l'obiettivo di liberarla dai prolungati conflitti che hanno segnato anche il 2019 appare ancora lontano. Lo sostiene il rapporto sui diritti umani di Amnesty International 2019-2020, come ci ha spiegato il portavoce in Italia Riccardo Noury:

"C'è questo fenomeno che purtroppo è sempre più rilevante, è transfrontaliero, cioè questo scontro tra gruppi armati islamisti e forze di sicurezza, che interessa buona parte del Sahel, quindi Mali, Burkina Faso in particolare".

"E lo scontro tra islamismo armato e forze di sicurezza ha raggiunto anche un luogo in cui non si pensava potesse arrivare, cioè il Mozambico. Il Mozambico nel 2019 ha attraversato una crisi furibonda, nel Nord del Paese, con un gruppo che si richiama allo Stato islamico che ha brutalizzato la popolazione causando 150.000 fughe", ha affermato.

"Aggiungo che il '19 è stato un anno di grande violenza in Etiopia, dove il primo ministro Nobel per la pace ha fatto delle riforme coraggiose però si è trovato ad affrontare rivolte interne su basi etniche prevalementemente e non è riuscito a fronteggiarle bene diciamo così", ha sottolineato Noury.

"Più crescono di intensità le azioni dei gruppi armati di opposizione, più vengono arruolati i bambini soldato, questo ormai è un fenomeno che quasi interamente non riguarda più gli eserciti regolari. La situazione più drammatica probabilmente è in Nigeria. Nel 2019 ha passato l'ennesimo anno di un decennio di violenze efferate da parte di Boko Haram, nel Nord-est, di una risposta spropositata da parte delle forze di sicurezza, villaggi devastati, bambini rapiti e fatti soldato e bambine rapite fatte mogli forzate", ha concluso il portavoce.

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