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Il portavoce del Cremlino ammette: “Perdite significative tra i soldati russi”

Le forze russe hanno subito “perdite significative” in Ucraina, “è stata una grande tragedia per noi” e “auspichiamo che l'operazione speciale si possa concludere presto” grazie ai negoziati. L'ammissione del portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, durante l'intervista andata in onda giovedì 7 aprile su Sky News Uk ha scatenato una pioggia di critiche, mettendo Peskov nel mirino dei falchi di Mosca. Tra questi anche il senatore Andrej Turchak, segretario del Consiglio generale di Russia Unita, che ha dichiarato: “Quali sono queste perdite significative? E quali non lo sono? E gli otto anni di vittime del genocidio nel Donbass? È stata per noi una tragedia semplice e quella di ora è invece una tragedia enorme? Propongo di portare a forza questi tribuni moscoviti nel Donbass. Così avranno un'illuminazione”. Le critiche dei fedelissimi di Putin hanno costretto Peskov, che non aveva fornito dati sul numero dei morti, a precisare che la sua dichiarazione si riferiva ai dati ufficiali forniti da Mosca a fine marzo, ovvero 1.351 soldati uccisi e 3.825 feriti. Nel corso dell'intervista il portavoce del Cremlino ha poi insistito a negare che “l’operazione speciale” di Mosca non stia andando secondo i piani, liquidando il ripiegamento dalla regione di Kiev come “un gesto di buona volontà” fatto per favorire i negoziati. Ha quindi ribadito su tutta la linea le accuse ai “nazionalisti ucraini” su crimini di guerra e uso di “civili come scudi umani”; mentre ha escluso che Vladimir Putin possa essere mai processato da una corte internazionale. Peskov ha inoltre affermato che Mariupol sarà “liberata” dalle forze russe “presto” e ha definito ancora una volta “falsa” la ricostruzione dell’attacco contro l’ospedale della città. Il portavoce ha insistito a bollare come il frutto di “fake news” e di “bugie” spacciate dagli ucraini anche le accuse alle truppe di Mosca basate sulle immagini riprese a Bucha: avanzando fra l’altro sospetti sulla data delle immagini satellitari, diffuse da una società che - ha sostenuto di fronte alle contestazioni del giornalista britannico che gliele mostrava - ha legami “con il Pentagono”. (Al. Tr.)
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