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Mondo

I gilet gialli a Lione: "Ormai siamo davvero come una famiglia"

  • 01:52

Roma, 18 dic. (askanews) - Finora non si conoscevano affatto, in un mese sono diventati oramai "una famiglia". A Feyzin, nei sobborghi di Lione, i "gilet gialli" mangiano, discutono, vivono insieme, intrecciando le loro storie di precari.

"C'è della gente che, sfortunatamente, non avrei mai potuto incontrare - racconta Francis, di 49 anni, precario petrolchimico che vive in un accampamento lungo l'autostrada A7 -. Quando siamo arrivati qui, abbiamo dovuto inventarci una fiducia reciproca. Abbiamo imparato a parlarci, ci siamo raccontati le cose della nostra vita personale, abbiamo creato questa coesione che non esisteva più da tempo. E ora è tornata, e questo è un bene".

"Ci sono poveri e ricchi, senza distinzione - sottolinea Tony -. C'è un signore che arriva a bordo di una Range Rover che costerà 70-80mila euro. In giacca e cravatta, ogni mattina ci porta i croissant caldi, andando a lavorare si ferma e ci porta la colazione. Lui non ha bisogno, forse si preoccupa per i figli o i nipotini, non so. Ma qui non ci sono solo persone povere".

"Non sono venuta qua per cercare, ma per portare qualcosa, dice Colette, pensionata. "Portare il mio aiuto, il mio sostegno, ciò che so fare. Sono venuta a cercare gente che pensa le cose che penso io, magari inconsciamente".

E Sarah, disoccupata, 28 anni, aggiunge "appunto, per alcuni di noi che si sentivano isolati nella vita di tutti i giorni, oggi la cosa più bella è passare Natale qui con la nostra nuova famiglia. L'abbiamo creata noi. Anche fuori dal movimento, la mattina, il weekend, ci sentiamo, ci chiediamo stai bene? Ci teniamo in contatto. Ci prendiamo cura gli uni degli altri. E per forza ce ne saranno che saranno contenti di passare Natale qui.

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