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I francesi poco entusiasti di fronte alle legislative

Roma, 10 giu. (askanews) - Dopo le elezioni presidenziali di aprile, in Francia si vota per le politiche, prima prova per il neo governo del presidente Emmanuel Macron. Solo il primo turno però nel complesso sistema francese; il secondo turno con l'assegnazione definitiva dei 577 scranni dei deputati sarà domenica 19 giugno.

La prima ministra francese Elisabeth Borne ha chiuso la campagna nel Calvados dove si candida: per lei una richiesta di conferma. Ma il vero scontro è fra il presidente che l'ha scelta, e i suoi due rivali nella campagna delle presidenziali.

Marine Le Pen, espressione della destra antieuropeista del Rassemblement National, è andata in televisione a ribadire che c'è un immenso problema di sicurezza in Francia, appoggiandosi agli scontri fuori dallo Stade de France per la finale di Champions League. Secondo Le Pen bisogna "bloccare l'immigrazione massiccia e anarchica".

Tuona contro il presidente anche il candidato della sinistra Jean Luc Mélenchon, fuori per un soffio al ballottaggio delle presidenziali, che negli ultimi giorni ha criticato invece le forze di polizia per i disordini della notte Champions e che rimprovera a Macron di fare campagna in prima persona.

Per le strade di Parigi però prevale una certa disaffezione. Il sistema che prevede le politiche due mesi dopo le presidenziali per garantire stabilità istituzionale porta però anche una certa stanchezza fra gli elettori.

Come Julien che dice "alle presidenziali sono andato a votare, mi sembrava che fosse importante, e adesso però è vero che insomma... Certamente sbaglio, però..."

o Christiane: "non so per chi votare, non so cosa fare, non so. Votare tanto per? Davvero non lo so".

Mentre il presidente in campagna ha sottolineato che per portare a termine i progetti del suo mandato, la piattaforma per cui i francesi lo hanno rieletto, ha bisogno di una maggioranza "forte e chiara" all'Assemblea Nazionale.

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