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Global Sumud Flotilla, Israele sequestra decine di imbarcazioni e centinaia di attivisti in mare verso Gaza
A 1.100 chilometri da Gaza, in acque internazionali a circa 45 miglia nautiche a ovest dell’isola greca di Kythira, le forze israeliane hanno intercettato, abbordato e sequestrato almeno 21 delle 57 imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, con cui dal 15 aprile Open Arms sta navigando verso la Striscia per fornire supporto tecnico, logistico e sanitario. Le imbarcazioni sono state abbordate da soldati che hanno puntato armi automatiche contro di loro. Alcune sono state poi lasciate alla deriva dopo che i soldati hanno bloccato i loro motori. L’episodio, avvenuto nella sera di mercoledì 29 aprile 2026, rappresenta una escalation significativa e senza precedenti: civili sono stati fermati nella zona SAR greca, in pieno Mediterraneo, il mare più sorvegliato dalle forze europee, sotto lo sguardo di Frontex: sono stati sequestrati centinaia di attivisti e decine di imbarcazioni.
Sebbene le imbarcazioni si trovassero nella zona di ricerca e soccorso della Grecia e avessero lanciato un SOS, la guardia costiera greca non ha adempiuto al proprio obbligo di prestare loro soccorso. I principi più elementari del diritto marittimo e internazionale sono stati violati senza alcun intervento da parte dell’Ue.
Alle 21:43 (18:43 UTC) le imbarcazioni hanno ricevuto un avvertimento radio sul canale internazionale di emergenza (VHF 16) da un soggetto che si è identificato come Marina israeliana, intimando alla flottiglia di cambiare rotta. A questo è seguito un sistematico disturbo delle comunicazioni (jamming), che ha compromesso gravemente la sicurezza delle imbarcazioni in mare aperto, includendo le comunicazioni di emergenza SOS in VHF, i canali di coordinamento della flottiglia, i sistemi di navigazione satellitare (GNSS) e le bande Iridium. La progressiva interruzione dei segnali ha portato alla perdita totale dei contatti con diverse imbarcazioni, fino alla conferma alle 03:47 dell’abbordaggio da parte delle forze israeliane e del fermo dei civili a bordo. L’area interessata non risulta essere una zona di confine contesa e rientra nelle acque internazionali, dove nessuno Stato ha il diritto di rivendicare, controllare o esercitare sovranità.