FONDI EUROPEI

Fondi Ue e Coronavirus: arrivano i primi 1,75 miliardi. Ma le regioni europee chiedono di più

di Francesca Sofia Fumagalli

Procede la riprogrammazione dei fondi strutturali europei per fronteggiare l'emergenza Covid-19. Sono attesi in Italia per la fine di marzo e inizio aprile 1 miliardo e 752 milioni provenienti dal Fondo Sociale europeo e il Fondo per lo Sviluppo Regionale. Le risorse, già assegnate all'Italia per gli obiettivi della politica di coesione, sono ora destinate ad essere reindirizzate velocemente e con flessibilità verso la lotta contro il Coronavirus.
Agli 800 milioni già sbloccati dai finanziamenti non utilizzati del 2019 (annunciati la scorsa settimana dalla commissaria alla Coesione Elisa Ferreira), si aggiunge l'anticipo dei prefinanziamenti del 2020, dal valore di 952 milioni di euro. Una somma che dovrebbe poter coprire le spese sostenute a partire dal mese di febbraio. Ferreira, insieme al commissario al Lavoro e ai diritti civili Nicolas Schmit, ha nominato per ogni Stato membro un country team, col compito di velocizzare e semplificare il processo di implementazione dei fondi a livello nazionale, il tutto in stretto collegamento con Bruxelles. La squadra italiana sarà guidata da Nicola De Michelis della Dg Regio e da Adelina Dos Reis della Dg Occupazione.
Due i bacini da cui attingere le risorse: il Fondo Sociale europeo (Fse) e il Fondo per lo Sviluppo Regionale (Fesr). Il sistema sanitario sarà sostenuto dal Fse per quanto riguarda l'acquisto di macchinari ospedalieri, dispositivi di protezione individuale per medici e infermieri e la garanzia dei servizi essenziali ai più vulnerabili grazie all'assunzione di nuovo personale. Compito del Fesr invece il finanziamento di campagne di sensibilizzazione e servizi di telemedicina. Dal punto di vista economico, con uno sguardo più a lungo termine, si parla invece di utilizzo del Fondo sociale per il reinserimento nel mercato del lavoro di lavoratori dipendenti e autonomi, mentre le risorse del Fesr saranno indirizzate ad assicurare liquidità e continuità operativa alle Pmi per sostenerne la ripresa.
I fondi al momento sbloccati rappresentano solo un punto di partenza per il sostegno all'emergenza sanitaria; tre sono le altre possibili fonti di finanziamento oggi in discussione dalla Commissione Europea. In primis, come anticipato dalla stessa presidente Ursula von der Leyen, le risorse europee non ancora giuridicamente impegnate nei progetti dedicati alla politica di coesione: per l'Italia si tratterrebbe di approssimativamente 11 miliardi, comprendenti anche i cofinanziamenti nazionali. Il Presidente del Comitato europeo delle regioni Apostolos Tzitzikostas ha apprezzato le azioni della Commissione e del Consiglio ma ritiene che sia necessario fare di più. Perciò ha chiesto l'attivazione di un meccanismo europeo per aiutare i sistemi sanitari dei Paesi membri a livello locale. Oltre a rendere più rapido l'accesso a risorse nazionali e regionali esistenti, il meccanismo dovrebbe poter mobilitare - oltre a nuovi finanziamenti, nazionali e regionali - fino a 10 miliardi di euro ricavati dai margini attuali del bilancio dell'Unione. Intanto, i commissari Ferreira e Schmit lasciano presumere la volontà di dare inizio alla programmazione comunitaria 2021-2027 al più presto, per sostenere la ripresa con investimenti dedicati a lavoro e imprese nell'ambito della politica di coesione.
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