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Ecco il nuovo spread che spaventa l’Eurozona

Ormai da anni è entrata nel lessico finanziario europeo la parola spread, cioè la differenza di rendimenti tra i titoli di Stato dei Paesi più indebitati (Italia, Grecia e Portogallo su tutti) e il bond governativo più sicuro dell’area euro, il Bund tedesco.
Un aumento eccessivo dello “spread” rischia di causare seri problemi per i Paesi finanziariamente più fragili e, a cascata, per l’intera tenuta dell’Eurozona
C’è però un altro spread, di cui si parla ancora poco, che potrebbe rappresentare, una preoccupazione ancora più ampia per l’Eurozona e per la sua stabilità economica.
E' il differenziale tra i prezzi che devono pagare le imprese quando importano i prodotti e il costo dei beni e servizi al dettaglio.
L’attuale eccezionale scenario economico - appesantito dagli effetti della pandemia a cui si sono aggiunti da febbraio quelli della guerra tra Russia e Ucraina - sta facendo lievitare tutti i prezzi
I prezzi al consumo (8,1% nell’Eurozona a maggio, livello mai raggiunto nell’esperienza poco più che ventennale della moneta unica) e i prezzi alla produzione che nell’ultima rilevazione di aprile sono balzati al record del 37,2%.
Di conseguenza lo spread tra i due valori è di 2.900 punti base (29 punti percentuali).
Questo enorme spread tra i prezzi alla produzione e quelli al consumo rischia di diventare una minaccia ben più seria dello spread tra titoli di Stato.
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