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FIUME DI DENARO

Così la flat tax attira le imprese italiane in Ungheria

di Roberto Galullo e Angelo Mincuzzi

Passeggiare per le strade di Budapest è un tuffo nell'italianità. Ovunque ti giri vedi un ristorante o un marchio italiano nei negozi. Se alzi un pò la testa è un fiorire di manifesti e locandine che annunciano i concerti degli artisti di casa nostra: Ennio Morricone, Toto Cutugno, Guido e Maurizio De Angelis. Un vero idolo, inoltre, è Marco Rossi, dal 2018 allenatore della nazionale di calcio. Per non parlare poi di Rocco Siffredi, attore e ormai sempre più imprenditore nella sua Accademia a 30 km circa dalla capitale.
Loro fanno vetrina ma dietro c'è un esercito di società a capitale italiano che continua a crescere giorno dopo giorno da anni, indipendentemente dalla flat tax per imprese e persone fisiche, che ha fatto recentemente dell'Ungheria un polo di attrazione irresistibile.
Il particolare regime fiscale dell'Ungheria – 9% per le società dal 2017 e 15% per le persone fisiche dal 2011 – è stato messo sotto la lente della Commissione europea il 7 marzo dello scorso anno.

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