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Cosa dicono dalla Russia dell'assalto al Campidoglio Usa

Milano, 8 gen. (askanews) - I fatti di Washington con il colle del Campidoglio, luogo sacro della democrazia americana, preso d'assalto dai sostenitori di Donald Trump non hanno ricevuto alcun commento dal Cremlino, ovvero dal vertice più alto della politica russa. Vladimir Putin, pur avendo incontrato la stampa non ha fatto parola sugli Usa, rilasciando invece una dichiarazione sui doni di Dio: "A volte l'attesa di un miracolo è la vera stella che illumina il nostro percorso di vita e ci sostiene nelle sue fasi più difficili", ha detto dopo la messa del Natale ortodosso - che cadeva proprio mentre si consumavano i disordini a Washington - presso la chiesa di San Nicola a Lipno (Novgorod, da dove vengono queste immagini diffuse dal Cremlino).

Altro discorso è invece la diplomazia. La portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova ha definito "il sistema elettorale negli Stati Uniti arcaico, non soddisfa i moderni standard democratici, creando opportunità per numerose violazioni, e i media americani sono diventati uno strumento di lotta politica".

Ma cosa pensano invece i russi per strada?

Sergey Khrulev, pensionato: "Ricorda i tempi del selvaggio West: quelli che hanno una Colt sono più forti".

Una nonna, Elena Kukharskaya: "Sembra abbastanza ridicolo. Si dovrebbe riconoscere una sconfitta a tempo debito. Lui (Trump) si comporta come un topo che viene cacciato di casa e torna indietro".

A farci sognare è Aglaya Vasilyeva, product designer: "Voglio un mondo senza violenza, tutto da risolvere attraverso compromessi, comunicazione e accordi, vale a dire con metodi diplomatici".

Mentre Andrey, imprenditore, ci riporta con i piedi per terra: "Penso che Trump, i suoi sostenitori e coloro che lo promuovono, non si fermeranno a questo".

Servizio di Cristina Giuliano

Montaggio a cura di Linda Verzani

Immagini a cura di askanews

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