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Brexit, tutti i danni del no-deal sulle economie europee (e l’Italia)

di Alberto Magnani

Continua l’odissea della Brexit. Il parlamento britannico ha bocciato per la seconda volta l’accordo sottoscritto da Theresa May con i partner europei, riaprendo tutte le ipotesi sul tavolo. Il 13 marzo si vota a favore o contro un’uscita senza accordi diplomatici, il 14 marzo si decide se chiedere alla Ue un rinvio. May difende ancora il suo operato e spera di arrivare nei tempi alla scadenza del 29 marzo, ma nessuno può escludere lo spettro di una «Hard Brexit».

I danni di una Brexit no-deal, senza accordi, variano in tutta Europa a seconda di zona e segmento economico. Un’analisi del quotidiano New York Times ha provato a ricostruire le aree più vulnerabili. La prima vittima di un divorzio “hard” sarebbe proprio il Regno Unito, con perdite fino a 9,3% del Pil. Ma soffrirebbero anche i partner Ue, come evidenzia la rivista Contemporary social sciences. Tra i più colpiti l'Irlanda (a rischio il 4% dell'export), seguita da Slovacchia, Belgio e Germania. E l'Italia? La Penisola, sempre secondo Css, rischierebbe di perdere l'1,65% dell'export. Oltre a penalizzare migliaia di italiani che studiano e lavorano nell'Isola. O avrebbero voluto farlo.

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