La premier May aveva sottoscritto un buon accordo per l'uscita ordinata del Regno Unito dell'Europa. L'accordo prevedeva due anni per “smontare” le leggi che legano la Gran Bretagna all'Unione Europea e negoziare i nuovi protocolli che avrebbero regolamentato i rapporti reciproci. L'accordo è stato sottoposto più volte al voto del Parlamento britannico senza successo. Il fallimento del voto ha comportato un cambio nella premiership: la May si è dimessa. Il successore, Boris Johnson ha cercato di modificare l'accordo, soprattutto sul protocollo tra Irlanda del Nord e Mercato Unico. Il Backstop agreement prevedeva che non vi fosse nessuno confine fisico tra la Repubblica d'Irlanda e l'Irlanda del Nord prima dell'accordo sulla Brexit. Johnson si era accordato con l'Europa per spostare il confine dall'Irlanda del Nord al Mare d'Irlanda, spostando i controlli alla frontiera tra Irlanda del Nord e resto del Regno Unito. Westminster non ha votato questo accordo ma, al contrario un emendamento per obbligare la richiesta di rinvio ulteriore dell'uscita. A questo punto quali potranno essere gli scenari? Deal, no deal o nuovo referendum? E se fosse il terzo, quale potrebbe essere il contenuto del referendum? E quali sono le diverse posizioni? Ne parla Carlo Altomonte, docente di Economia dell'integrazione europea, all'università Bocconi