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Brexit: deal, no deal o nuovo referendum?

di Rosalba Reggio

La premier May aveva sottoscritto un buon accordo per l'uscita ordinata del Regno Unito dell'Europa. L'accordo prevedeva due anni per “smontare” le leggi che legano la Gran Bretagna all'Unione Europea e negoziare i nuovi protocolli che avrebbero regolamentato i rapporti reciproci. L'accordo è stato sottoposto più volte al voto del Parlamento britannico senza successo. Il fallimento del voto ha comportato un cambio nella premiership: la May si è dimessa. Il successore, Boris Johnson ha cercato di modificare l'accordo, soprattutto sul protocollo tra Irlanda del Nord e Mercato Unico. Il Backstop agreement prevedeva che non vi fosse nessuno confine fisico tra la Repubblica d'Irlanda e l'Irlanda del Nord prima dell'accordo sulla Brexit. Johnson si era accordato con l'Europa per spostare il confine dall'Irlanda del Nord al Mare d'Irlanda, spostando i controlli alla frontiera tra Irlanda del Nord e resto del Regno Unito. Westminster non ha votato questo accordo ma, al contrario un emendamento per obbligare la richiesta di rinvio ulteriore dell'uscita. A questo punto quali potranno essere gli scenari? Deal, no deal o nuovo referendum? E se fosse il terzo, quale potrebbe essere il contenuto del referendum? E quali sono le diverse posizioni? Ne parla Carlo Altomonte, docente di Economia dell'integrazione europea, all'università Bocconi
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