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Argentina, scontri a Buenos Aires alla protesta per difendere le università pubbliche

(LaPresse) Studenti, docenti e dirigenti delle università pubbliche argentine sono scesi in piazza a Buenos Aires e in altre città del Paese per chiedere al presidente Javier Milei di rispettare la legge che prevede finanziamenti statali per l’adeguamento degli stipendi del personale universitario e il sostegno agli atenei. La protesta, la quinta grande manifestazione a difesa dell’istruzione pubblica, è culminata davanti al Congresso di Buenos Aires, dove si sono verificati scontri tra un gruppo di manifestanti e le forze di sicurezza federali. La mobilitazione è rimasta pacifica fino a quando alcuni manifestanti mascherati hanno iniziato a lanciare pietre contro gli agenti schierati a protezione del Parlamento. Le forze dell’ordine hanno risposto con gas lacrimogeni e idranti per disperdere il gruppo. Gli scontri hanno interrotto la lettura di una dichiarazione da parte dei rettori universitari, alcuni dei quali hanno faticato a respirare a causa dei gas lacrimogeni. Circa 20 manifestanti sono stati arrestati, mentre le autorità hanno riferito di otto agenti feriti. Al centro della protesta c’è la crisi dei finanziamenti al sistema universitario. Secondo il Consiglio Nazionale Interuniversitario e l’Università di Buenos Aires, dal 2023 le università hanno perso oltre il 40% delle proprie risorse. Una riduzione che, secondo gli atenei, ha avuto conseguenze sul potere d’acquisto dei docenti, sulle borse di studio degli studenti, sulla ricerca scientifica e sull’attività degli ospedali universitari. Il Consiglio Nazionale Interuniversitario ha inoltre avvertito che, senza risorse adeguate, le università potrebbero non essere in grado di sostenere le proprie attività il prossimo anno. Il governo di Javier Milei, invece, sostiene che applicare la legge sui finanziamenti universitari metterebbe a rischio l’equilibrio di bilancio. Il confronto tra l’esecutivo e il mondo accademico resta quindi aperto, mentre prosegue la mobilitazione in difesa dell’istruzione pubblica.
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