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Anche senza antenna, la radio russa Ekho Moskvy sfida Putin

Mosca, 4 mar. (askanews) - La libertà d'espressione in Russia è sotto assedio e indietreggia quotidianamente "passo dopo passo": è la denuncia del caporedattore della radio indipendente Ekho Moskvy, costretta allo scioglimento dalle pressioni del Cremlino, ma che cerca di continuare a trasmettere in qualsiasi altro modo. Il governo di Vladimir Putin ha privato questa radio - nata nel 1990 e ormai una delle pochissime voci indipendenti rimaste in Russia - dell'accesso alle antenne a causa della sua copertura dell'invasione russa dell'Ucraina cominciata il 24 febbraio, ma i giornalisti cercano di resistere come possono.

Alexei Venediktov, caporedattore della radio dalla sua fondazione: "Ora viviamo quasi in uno stato di guerra, e il governo passo dopo passo adotta leggi restrittive che colpiscono la libertà d'espressione in generale, non soltanto i giornalisti. Ma dobbiamo ammetterlo, ci siamo dimenticati di come vivevamo 30 anni fa prima di Mikhail Gorbaciov. Di fatto, stiamo tornando indietro a quell'epoca. Eravamo abituati a vivere e lavorare in quelle condizioni, quindi vivremo e lavoreremo in quelle condizioni".

Gli fa eco Nikita Vasilenko, giornalista e producer: "Direi che cerchiamo di mantenere, se così si può dire, uno spirito combattivo. Continuiamo a lavorare. Facciamo tutte le cose che si devono fare in quanto collettivo giornalistico. Diciamo ai nostri ospiti che i programmi saranno trasmessi senza ritardi, che li aspettiamo. Come opereremo dipenderà dalle circostanze. Certo, il guardiano può venire in qualsiasi momento con le chiavi e semplicemente chiudere la newsroom, cancellando i nostri pass. Ma siamo tutti pronti a continuare a lavorare".

Contemporaneamente, anche la stazione televisiva indipendente online Dojd ha sospeso le trasmissioni, interdetta a sua volta dalle autorità audiovisive russe per la sua copertura della guerra. E la Duma, il parlamento russo, ha adottato oggi un disegno di legge che introduce ingenti multe e condanne che possono arrivare fino a 15 anni di carcere per chi diffonde "le fake news sulle azioni delle forze armate russe, il loro discredito, nonché appelli a sanzioni contro la Russia".

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