Roma, (askanews) - Era un progetto che Terry Gilliam inseguiva da 30 anni, che ha avuto varie fasi, riscritture e disavventure. Ora, finalmente, il regista britannico è riuscito a portare sullo schermo il capolavoro di Cervantes ne "L'uomo che uccise Don Chisciotte", nei cinema dal 27 settembre. Una rilettura in cui un cinico regista pubblicitario, interpretato da Adam Driver, torna nel luogo dove aveva girato il suo primo film: all'improvviso si ritrova intrappolato nelle bizzarre illusioni del vecchio calzolaio spagnolo che, in quell'occasione, aveva interpretato Don Chisciotte, impersonato da Jonathan Pryce. Gilliam ha presentato il film a Roma.

"Il motivo per cui ho perseverato in questo progetto è perché tutte le persone ragionevoli mi dicevano: 'fermati'. E io non credo nelle cose ragionevoli, ma in quelle irragionevoli. Chisciotte è un personaggio molto pericoloso, perché quando comincia a viverti in testa, a viverti nel cervello, non riesci a liberartene. Diventi come lui, fino alla morte".

"Alla fine questo film racconta come i film hanno un impatto sulla vita delle persone. Il pericolo che rappresentano, come possono ispirarle e come possono distruggerle, farle diventare pazze. I film hanno lo stesso effetto che hanno avuto i libri su Don Chisciotte: ne aveva letti tanti, che parlavano di fantasie, di castelli, fanciulle salvate, di cavalieri, e poi era uscito di testa. Alcuni film hanno questo effetto".

"L'uomo che uccise Don Chisciotte" trascina in mille avventure, peripezie, con tante scene visionarie. L' immaginazione dell'ex ragazzo dei Monty Python non è mai venuta meno: "Nei grandi film c'è sempre fantasia, senza nessuna connessione con la realtà. Sono come sogni giovanili. Quello che mi interessa è il conflitto, la tensione, la battaglia tra realtà e fantasia. Don Chisciotte è il sognatore, il folle, e Sancho Panza è il realista. Ci sono sempre questi due aspetti. Siamo tutti Sancho Panza e Chisciotte, dipende dove ti porta la vita: se diventi più pazzo o più noioso. Sta a noi decidere".