Roma (askanews) - Matt Dillon interpreta uno spietato serial killer nell'ultimo film di Lars Von Trier, "La casa di Jack", nei cinema dal 28 febbraio. Un ruolo che farebbe tremare i polsi a qualsiasi attore. Dillon in un primo momento ha esitato poi ha detto sì al regista danese, come ha spiegato a Roma, dove è venuto a presentare il film.

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Penso di aver accettato il film proprio perché a dirigerlo c'era Lars, sapevo che sarebbe stata un'esperienza in cui avrei imparato molto.

Mi è piaciuto Lars quando ci siamo incontrati, mi ha detto subito: 'io mi assumo la responsabilità dei film che faccio'. Nonostante questo fosse un film rischioso e difficile, c'è stata sempre fiducia tra di noi".

Nel film la storia di Jack, uno psicopatico che vive in un luogo remoto dell'America degli anni Settanta, emerge man mano che compie i suoi omicidi, che nella sua mente malata somigliano a opere d'arte. Tra uno e l'altro scopriamo cosa si nasconde nella sua testa, soprattutto grazie a un dialogo che fa con uno sconosciuto Virgilio. In quelle conversazioni emergono riflessioni sulla natura umana, la violenza insita in ognuno di noi, il legame tra istinto, gesto creativo e moralità.

"Era uno degli script più interessanti che avevo mai letto, forse il più interessante. Questo è un film su un serial killer, ma è un film che parla anche di un artista fallito, perché gli manca completamente l'empatia.

Jack è una persona che è nata senza qualcosa: alcuni nascono senza arti, lui è privo di coscienza ed empatia. Sono parti di me che io stesso ho dovuto dimenticare mentre giravo il film".

La prima vittima di Jack nel film è Uma Thurman, mentre quel Virgilio che lo accompagna negli inferi è Bruno Ganz. Oggi Dillon ricorda:

"Sono stato molto fortunato a poter lavorare con un grande attore come lui. Quando vide il film, prima di me, mi disse: mi è piaciuto moltissimo, è la cosa più interessante che abbia mai visto".