Roma, (askanews) - Torna in tv con i suoi tormenti, il suo cinismo e il suo sarcasmo Rocco Schiavone, il vicequestore interpretato da Marco Giallini. La seconda stagione della serie ispirata al personaggio dei romanzi di Antonio Manzini, in onda dal 17 ottobre su Rai2, è diretta da Giulio Manfredonia.

Nei quattro episodi si scava nel passato del poliziotto, anche nella sua città, Roma, mentre lui cerca di curare le proprie ferite e contemporaneamente fa luce su omicidi, suicidi, affari di droga e criminali in cerca di vendetta.

"Lui si ritrova a dover spiegare alcune cose del suo passato. In sostanza lui è un po' più giovane, allora si rivede la moglie ancora in vita, i suoi amici da sempre e per sempre. Lui, Manzini si vede, nei libri che poi è lui, è Rocco che fa la storia. Cioè il caso è bello, però è lui, sono le sue ombre, i suoi fantasmi, la sua testa. Per cui come è girato è importante: il fatto di girarlo in un certo modo, cioè a tratti è onirico".

Le atmosfere cupe della serie piacciono molto a Giallini, anche se al cinema siamo abituati a vederlo più spesso in veste di attore di commedia. "Sono molto appassionato di polar, anche di film italiani del genere e serie di quando ero bambino. Insieme alla mia famiglia ci mettevamo tutti quanti lì a vedere tutti i commissari, e magari mi ricordo quelli francesi, erano quelli che preferivo".

Il regista Manfredonia spiega: "Questo nuovo Rocco Schiavone è anche più commedia, conservando i sapori del noir che aveva la prima serie. Quindi è un alternarsi tra un uomo divertente, allegro, vitale, che però viene schiacciato dalle vicende della vita. Secondo me molta della fortuna di Rocco Schiavone è legata a Marco Giallini. Nessun altro avrebbe potuto fare Rocco Schiavone secondo me. Marco ha una straordinaria grazia che gli consente di essere un uomo scorretto, anche a volte sgradevole, ma sempre amabile".